Intervista a Ianez: “Minerva, una metafora per descrivere un amore finito”

È disponibile dall’1 aprile “Minerva”, il nuovo singolo di Ianez prodotto da Fabio Tumini per Satellite Records. Minerva, dea della saggezza, nasce da un mal di testa di Giove. Ianez usa la stessa metafora per descrivere un amore finito, una delusione e l’ossessione del ricordo. Una presenza che continua a vivere in un ambiente condiviso dove ogni cosa, ogni elemento, rievoca attraverso le immagini “ciò che è stato”, rendendo ancora più desolante la fine della storia. Un brano dolce, semplice, una sirena di sottofondo a sottolineare l’assillante desiderio di provarci ancora perché forse sarebbe potuta andare meglio. Per l’occasione, abbiamo fatto due chiacchiere con l’artista.

Chi è Ianez? Parlaci un po’ di te. Ianez è il cantautore, lo scrittore che guardandosi attorno analizza sé stesso e il mondo per poi inventare storie. Ianez è il vestito da artista di Andrea. Musicalmente nasco agli inizi degli anni 2000 nel blackmetal, uno dei periodi più divertenti e incasinati di sempre. Poi la necessità di parlare ad un pubblico più ampio mi porta ad esplorare altri territori, quindi il rock, il jazz, il pop. Nel 2012 l’incontro con Gigi De Rienzo, bassista dei Napoli Centrale, permette a Ianez all’epoca Renè Golconda di passare in radio sul circuito nazionale con “Eri distratta”, singolo arrangiato appunto da De Rienzo. Dopo questa esperienza mi sono dedicato alla stesura di “Sette foglie di Oleandro”, romanzo uscito per la casa editrice Lupieditore nel 2018. L’anno seguente l’incontro con Fabio Tumini della Satellite Rec e Lorenzo D’Annunzio, amico e bassista, mi riporta a scrivere testi. Così nasce “Siamo stati noi”, il primo singolo del progetto Ianez. 

In “Minerva” parli della fine di una relazione, un qualcosa che può riguardare tutti a partire proprio dalle difficoltà di dimenticare l’altra persona. È una storia specifica che riguarda te o parli in generale? Il brano non ha alcun riferimento personale, non è una dedica ad una persona ma più che altro ad una sensazione che tutti prima o poi provano nella vita. Quindi sì, posso dire di parlare in generale.

“Devi uscire dalla mia testa”, canti nel ritornello. Come riuscirci? Hai trovato l’antidoto?  Per rispondere a questa domanda servirebbe uno psicologo. Posso però parlare per esperienza personale dicendo che molte volte siamo noi che vogliamo restare ancorati a ciò che è stato e vivere in un ricordo perché lasciare andare il dolore significherebbe mettere un punto definitivo alla storia. 

La base è stata realizzata da Fabio Tumini, ex chitarrista de La Differenza, band che a metà anni 2000 ha sfornato diversi successi. Com’è nato il vostro incontro?  Ci conosciamo da diverso tempo, prima ancora che La Differenza partecipasse a Sanremo. Ho sempre apprezzato il suo stile, le sue idee anche come chitarrista. Fabio oltre ad essere un fonico professionista è un musicista a tutto tondo e avevamo già pensato di collaborare ma senza mai concretizzare. È capitato per caso, una sera ci siamo rivisti per fare due chiacchiere in  un bar davanti a due birre, con noi c’era anche Lollo (Lorenzo) e il giorno dopo eravamo in studio a registrare le prime tracce.

C’è un altro artista in particolare con cui ti piacerebbe collaborare?  Senza dubbio con i Calibro35 e anche con Lo Stato Sociale, i primi per il sound, i secondi perché mi divertono con  intelligenza. 

Grazie all’Ufficio Stampa Clarissa D’Avena

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