Quella che oggi vi racconto è una storia di discese e risalite, di silenzi e ripartenze, di dolori e rinascite. Simonetta Spiri in questi 14 anni dalla sua partecipazione ad Amici si è infatti trovata a dover affrontare molte difficoltà, rialzandosi sempre con quella tenacia tipica di chi arriva dalla sua terra d’origine, la Sardegna.
Non si è fermata davanti alle porte sbattute in faccia a Sanremo, che le hanno tolto la possibilità di arrivare a una grande platea. Non si è mai arresa all’ombra in cui sono costretti a vivere la maggior parte degli artisti indipendenti, senza la vetrina dei grandi network radiofonici: il suo posto nell’agitato mare della musica italiana è sempre riuscita a trovarlo, senza mai scendere a patti e portando avanti solo ciò in cui crede.
Anche il dolore per l’improvvisa perdita della giovane madre, cui è seguito un lungo silenzio, lei è riuscita a trasformarlo in arte. Non perché gliel’ha imposto qualcuno, non per spettacolarizzare la sua sofferenza, ma solo perché ha sentito dentro di sé che quello sarebbe stato il momento giusto per cantare “Mamma, voglio dirti grazie ad ogni mio respiro”.
Ora con “Nelle tue mani”, un inno alla rinascita e alla speranza in radio e su tutti i digital stores da martedì 18 maggio, il grazie lo dice invece a coloro che le hanno preso la mano in quel momento in cui il suo sorriso si era spento. E tutto questo non fa che spiegare cos’è la musica per Simonetta: verità, rifugio, urgenza. È inscindibile dal suo vissuto. La sua non è mai una proposta invadente; non nasce per cercare il consenso, ma da una necessità.
Ermal Meta in una canzone del suo ultimo album canta: “A te che ti si vede il cuore”. Simonetta è questo: autentica, limpida, trasparente. Non c’è filtro e non c’è maschera, ti porta nella sua storia e, grazie alla sua forte espressività e a un modo di scrivere molto diretto, è capace di farti vivere le sue stesse emozioni. È come se ogni volta che cantasse ti offrisse una chiave che apre le porte della sua anima.
E il consiglio che posso darvi è quello di afferrarla, quella chiave: perché una volta entrati nel suo mondo poi difficilmente vorrete uscirne. Chiedetelo a tutti i fans che da quella lontana edizione di Amici non l’hanno mai abbandonata, permettendole di raggiungere tuttora ottimi piazzamenti nella classifica di iTunes.
Ho raggiunto Simonetta per parlare di questo nuovo progetto e per ripercorrere alcune tappe della sua carriera.
“Nelle tue mani” è uno di quei brani “senza tempo”, con una costruzione pop molto classica che oggi, purtroppo, si sente sempre meno. Preferisci quindi la tradizione alla sperimentazione?
Preferisco una buona base solida di tradizione con un giusto equilibrio di innovazione. La sperimentazione mi piace se diventa qualcosa di unico che nasce da un’idea propria o personale, ma quando è una moda a determinarla allora scelgo di restare fedele alla tradizione.
All’inizio del video di questo nuovo singolo si legge una frase di una delle canzoni-simbolo della Sardegna, “No potho reposare”. Quanto è stato importante il legame con la tua terra per la rinascita di cui parli?
Il legame con la mia terra rappresenta le mie origini, la mia forza, l’amore per me stessa e la gratitudine nei confronti di tutto quello che ho avuto nella vita.
Ho ricominciato ad avvicinarmi a lei piano piano, perché per un periodo non riuscivo più a ritornare, mi faceva troppo male arrivare qui e sentire la mancanza del mio passato e della persona più importante che trovavo ad aspettarmi in aeroporto, mia madre, ma col tempo la terra stessa mi ha permesso di ritrovare me stessa, o almeno una parte di me che non conoscevo nemmeno io.
Due settimane prima di “Nelle tue mani” è arrivata una nuova versione de “Il viaggio dei pensieri”, brano che nel 2018 hai dedicato a proprio a tua madre. Prima cantavi “le forze lentamente mi abbandonano”, ora “i fiori lentamente si risvegliano”: hai imparato a convivere con questo terribile dolore?
Più che a convivere provo a sopravvivere a questa assenza, per poter andare avanti e vedere la bellezza dei fiori. Anche la primavera si lascia attraversare dal freddo inverno.
Sei autrice dei tuoi brani, quanto è difficile mettersi completamente a nudo come hai fatto in queste due proposte?
In realtà è più difficile per chi non ha il dono di poter cantare e interpretare liberamente ciò che prova, ma ritornando al discorso della tua prima domanda c’è chi abbandona sè stesso per seguire una moda e un gregge.
Il grado di libertà più alto che raggiungo è proprio quando canto quello che vivo, perché sono i momenti in cui completamente dono la verità di ciò che sono, e non me ne frega niente se resto “fuori tempo” per gli altri.
Fabrizio De André diceva: “Per me una persona eccezionale è quella che si interroga sempre, laddove gli altri vanno avanti come pecore”.
Se leggesse questa intervista una persona che non ti conosce e io ti proponessi di raccontarti attraverso solo una canzone di tutto il tuo repertorio, quale sceglieresti?
“Se il mondo sta cambiando resto immobile, io vado controvento e lascio correre, di errori ne farei mi rinnamorerei, l’amore è dentro me come la musica, l’amore fa l’amore da un’eternità, non puoi fermarlo mai per niente al mondo”. Sarei “Quella che non vorrei”, un’auto dedica a me stessa di un po’ di anni fa.
Il tuo percorso è iniziato 14 anni fa ad Amici quando, discograficamente, non c’era l’attenzione di oggi verso chi usciva dai talent. Eppure sei riuscita a pubblicare musica con regolarità, due album, diversi singoli, porte chiuse ma anche soddisfazioni: cosa pensi ti abbia più aiutato in questo e cosa è rimasto di quella Simonetta?
Sicuramente mi hanno aiutato gli eventi della vita, i miei valori umani e le persone che ho incontrato lungo il mio percorso artistico che per alcuni periodi hanno creduto in me e mi hanno aiutata, venendo a prendermi per mano e facendomi realizzare un piccolo sogno, quello di fare della mia passione il mio lavoro.
Nel 2015 hai sfiorato la partecipazione a Sanremo Giovani con “A un km da Dio”, brano molto forte contro la violenza sulle donne. È un palco a cui aspiri ancora?
È un palco che ho sognato per tanti anni, sarebbe il sogno di ogni cantante italiano poterci partecipare almeno una volta nella vita.
Ma credo che se qualcosa non è destinato a noi è inutile sfondare con violenza una porta che non si apre.
Questo non significa arrendersi ma semplicemente non creare di un sogno una dipendenza che imprigiona la mente e fa volare via gli anni più belli. Ci sono anche tante altre strade meravigliose nella vita, bisogna solo avere la curiosità di scoprirle senza fossilizzarsi dietro un solo sogno.
Invece, a proposito di soddisfazioni, l’anno dopo è arrivato il disco d’oro de “L’amore merita”, progetto che hai ideato contro l’omofobia. La mia impressione è che ti trovi molto distante dalla produzione bulimica della musica attuale e scrivi solo per urgenza o per trasmettere un messaggio: ti ritrovi in questa descrizione?
La tua impressione è perfetta direi. E mi complimento con te per avermi compreso alla perfezione.
“L’amore merita” è una canzone che ho dedicato col cuore a una mia cara amica, conservo sempre quella lettera e le prime bozze del testo tra i miei ricordi più cari, la persona alla quale sono più grata di quel disco d’oro è proprio lei, tant’è che ho deciso di regalarglielo perché è suo.
Ed è mio motivo d’orgoglio sapere che la cantano in tanti ancora oggi.
Quali sono i tuoi progetti futuri? C’è un nuovo album in lavorazione?
I progetti futuri sono quelli di continuare ad avere sempre la forza di coltivare le mie passioni e di apprezzare ogni singolo istante della vita. Un nuovo album c’è, sarà un progetto completamente “diverso e fuori tempo”…
Grazie a Simonetta per la gentile disponibilità.
Nick Tara