Intervista a Sem Janela: “Scrivo per capirmi di più e quando finisco mi sento più leggero”

È uscito venerdì 18 giugno “Samurai”, nuovo singolo del cantautore viterbese Sem Janela prodotto da Alessandro “Apollo” Presti. David Bracchi – questo il suo vero nome – nasconde, dietro alla spensieratezza del giro di chitarra di un brano dalle sonorità pop-rock con un ritmo trascinante, il racconto di una delusione profonda, derivante dall’essere ignorati dalla persona amata per arrivare infine alla consapevolezza che per superare un dolore bisogna prima accoglierlo e viverlo senza vergogna. L’abbiamo raggiunto per farci raccontare qualcosa di questo progetto e della sua storia.

Ci racconti un po’ chi è Sem Janela e come nasce la tua passione per la musica? 
Mi chiamo letteralmente “Senza Finestra” e racconto storie che vivo o che mi girano intorno. La mia passione per la musica nasce a 17 anni fra i banchi di scuola quando alle feste di fine anno cantavo “Un giorno migliore” e “Qualcosa di grande” dei mitici Lunapop!

Quali sono gli artisti che hanno più influenzato il tuo percorso artistico? 
Sicuramente Cremonini. Lo ammiro da sempre! Battisti lo ascoltavo in macchina da piccolo con i miei genitori quindi ho dei ricordi molto belli che come sottofondo hanno “Il tempo di morire” o “Nessun dolore”. Di internazionale vado matto per i Coldplay e John Mayer. Di attuale mi piace molto la scena “indipendente” che si è affermata in questi ultimi anni come Gazzelle, Frah Quintale, Willie Peyote e i Coma Cose.

Come nasce questo nuovo singolo “Samurai”?
Ero ad una festa, ma avevo la testa da un’altra parte. Ricordo che ho tirato fuori il cellulare ed ho scritto le prime emozioni, qualche frase. La mattina seguente con la chitarra la continuai e gli trovai anche una melodia. Poi con Alessandro ci abbiamo lavorato insieme, ed è come se Ale l’avesse spogliata per poi rivestirla bene. Ed eccola qua Samurai come la sentite ora! 

Nel brano confessi di aver pianto “alla prima occasione ma senza farmi vedere, perché un uomo non piange mai”. La musica per te ha anche un valore terapeutico?
Certamente! La musica può essere terapia. Io per esempio quando scrivo un brano, mi analizzo. Spesso scrivo anche per capirmi di più ed ogni volta che finisco di scrivere una canzone mi sento più leggero. Come se facessi chiarezza dentro di me! Spesso metto in discussione quello che scrivo subito dopo averlo scritto. Tornando alla frase “perché un uomo non piange mai…” non è assolutamente vero, ma quando l’ho scritta dovevo farmi vedere forte. Scrivere Samurai mi ha aiutato a capire che le debolezze fanno parte di ognuno di noi!

Come definiresti la tua proposta musicale in soli tre aggettivi?
Contaminata, indipendente, sincera.

Nella tua biografia si legge di un anno (il 2017) passato in Brasile come volontario di servizio civile, in cui hai messo in piedi insieme ai ragazzi della comunità un laboratorio di musica in cui costruire piccoli strumenti musicali con materiali di riciclo. Vuoi raccontarci qualcosa di quell’esperienza? Cosa ti è rimasto?
In assoluto è stata l’esperienza più importante della mia vita e che un po’ l’ha cambiata. Vivere un anno in Brasile mi ha dato la possibilità di conoscere nuove realtà e di vedere le cose in maniera diversa. Il servizio civile è una grande occasione. Ti dà l’opportunità di dare una mano, ma in realtà, nel mio caso, erano loro che davano una mano a me, a riscoprirmi! Vivere nella parte occidentale del mondo ti dà dei privilegi e delle possibilità che noi diamo sempre per scontato, ma che non lo sono! 

Quali sono i tuoi futuri progetti?
Penso a vivere. Credo che l’impegno ripaghi ed io mi sto impegnando. Metto sempre l’anima in quello che faccio e per la musica almeno il doppio. Nei prossimi mesi usciranno altri singoli. Con Alessandro siamo alla ricerca di un’etichetta che supporti il nostro lavoro. Nel frattempo, però, continuiamo a lavorare, a produrre e a fare musica. 
Spero un giorno di poter vivere di questo e di far uscire il mio primo album! 

Grazie all’Ufficio Stampa Arianna Del Ponte