Tiromancino, il viaggio tra “tante case” di Federico Zampaglione nel nuovo album: la recensione

Casa come amore, come padre, come mare e come terra. Ma anche come musica e suono.
Sono queste le tante “case” tra cui si muove Federico Zampaglione nel nuovo album di inediti dei Tiromancino – appunto, “Ho cambiato tante case” – pubblicato lo scorso venerdì a cinque anni dall’ultimo “Nel respiro del mondo” e a tre dalla raccolta “Fino a qui”, certificata disco d’oro.

CASA COME AMORE
In questo viaggio tra “case” carico di sentimenti positivi, una parte fondamentale la recita l’amore: quello puro e incondizionato per la figlia Linda, a cui viene dedicata l’intera opera; gli amori del passato, quelli i cui segni rimangono nelle canzoni (“Ho distrutto mille storie, per ognuna poi ci ho scritto una canzone“) e quelli adolescenziali “che ci portiamo dentro“, perché ogni storia rimane una tappa necessaria del percorso che porta a raggiungere l’amore desiderato, compiuto, definitivo, quello di “due frasi sconnesse che insieme hanno senso“. Traguardo che, nel caso di Zampaglione, è rappresentato dall’attrice Giglia Marra, sposata a inizio agosto: è lei ad aver cambiato l’esistenza di chi si sentiva “prigioniero di una vita sempre uguale“, l’autore si vede migliorato al suo fianco (“Lei ti ha cambiato sai, in un bicchiere di guai hai trovato lei“) e ora per lui è “il posto dove voglio stare“.
Un amore che compare in diversi punti del disco ma che non viene mai cantato nè con stucchevolezza, né per apparire; lo scopriamo piano piano grazie alla musica, non è mai stato dato in pasto ai social e, di questi tempi, rappresenta quindi una rarità. Viene raccontato per bisogno, esigenza, come ringraziamento alla persona che si ha al proprio fianco senza cercare arzigogolate soluzioni ma cercando empatia con l’ascoltatore che si ritrova nelle parole utilizzate. Un’incisiva semplicità che dona ancora più autenticità al sentimento.

CASA COME PADRE
Casa significa rifugio, luogo sicuro e quindi, in questo senso, Zampaglione fa rientrare senza dubbi la figura del padre. Perché è un padre che ha sempre creduto nel figlio, spingendolo nel suo sogno e prendendone anche parte (co-autore di alcuni brani dei Tiromancino, qui in “Testaccio Blues”): in “Er musicista rappresenta la fiducia agli inizi del percorso (“Mio padre sorideva, vedrai, vedrai, ce la farai“), nell’intima e struggente “Eccoci papà” diventa invece “il consiglio giusto” di oggi.
Una casa rimasta però incompleta a causa di una pesante assenza, “È stato un gran peccato che all’improvviso pure mamma ci ha lasciato“, che comunque l’autore è riuscito ad accettare: “Ma d’altro canto poi sarebbe troppo bello restare tutti qui in eterno“.
Un disco che sceglie la positività anche nel suo tratto più triste.

CASA COME MARE
Quante volte vi è capitato di sedervi a guardare il mare per riflettere, rilassarsi o ricaricarsi? Anche questo è “casa”, un luogo in cui ritrovare una forza apparentemente perduta. Ed è proprio questa funzione terapeutica che assume ne “L’odore del mare”, sontuoso duetto con Carmen Consoli.
Di notte a volte l’esistenza perde le sue rotte“, parte tutto da qui: risposte difficili da trovare, smarrimento, tormenti, limiti difficili da sormontare. Il segreto è continuare a “respirare l’odore del mare“. Un mare che quindi è amico, ascolta e ti dà l’idea di combattere la tua stessa partita; sensazione ben acuìta dall’aggiunta della voce calda e accogliente della “Cantantessa” in quello che è un brano a giocare un campionato a parte. Non in questo disco, ma proprio nella musica italiana attuale.

CASA COME TERRA
Parlando di case, non si può non parlare della terra in un brano dall’anima ecologista – “Questa terra bellissima” – in cui suona Alan Clark, ex tastierista dei Dire Straits. È un invito a non trascurare più la nostra casa comune: Zampaglione lo fa elencando alcune bellezze della natura, augurandosi che possano viverle anche i nostri figli e i figli dei nostri figli (“Se i nostri bambini erediteranno da noi la terra, fa che vivano i loro giorni in un mondo senza guerra“). È una natura benevola nelle prime due strofe, mentre nella terza s’incattivisce mostrando tutti i rischi del nostro disinteresse: “Un immenso deserto costretti alla battaglia con la sabbia e con il vento, un posto dove l’acqua evapora nel sole e il silenzio dissolve ogni idea dell’amore“.
Una canzone che ci immaginiamo già sui libri di scuola media e infatti, non a caso, proprio nel giorno dell’uscita è stata studiata in una scuola di Roma.

CASA COME MUSICA E SUONO
Le case tra cui si muove Zampaglione sono anche i tanti diversi suoni proposti da questo album che riesce a viaggiare, con uguale efficacia, dall’elettronica immediata di “Avvicinandoti” all’alto cantautorato di “Eccoci papà”, dall’omaggio in romanesco a Franco Califano in “Er musicista” a brani che hanno già conquistato l’alta rotazione radiofonica come “Finché ti va”, “Cerotti” e “Domenica”, dalle atmosfere più cupe di “Testaccio Blues” a quelle soavi di “Lei”.
Da “Ho cambiato tante case” esce tutto l’amore per la musica del cantautore romano: “la musica è vita“, canta omaggiando il chitarrista Roberto Ciotti; guarda con amarezza a questi anni di emergenza in cui la cultura in generale è stata raccontata dalle istituzioni solo come un divertimento: “Tu pensi a un musicista e vedi n’gran cazzone, qualcuno che se inventa di avere anche da fare“; ricorda il fervore degli esordi: “Avevo sempre troppa fretta di suonare anche in un cesso di locale“. Fervore che non ha mai fatto passi indietro e che cerca sempre nuovi stimoli per rinnovarsi mantenendo comunque la coerenza e l’eleganza di sempre: lo dimostrano le collaborazioni con le penne dell’oggi, Leo Pari, Gazzelle, Galeffi e Franco126 (“Tu ed io” già pronta per diventare un nuovo classicone del repertorio dei Tiromancino”). Questo album è la fotografia di una carriera che “non vive di abitudine”, di una fiamma sempre accesa e ricca sempre di nuovi stimoli. “È cambiata la mia voce, cieli grigi e autostrade, e la vita mi ha insegnato a non guardare mai il passato“, canta Zampaglione nella title-track, a fare quasi da rivendicazione per non essersi mai adagiato sui suoi successi, cercando sempre di dare nuove regole e soluzioni al pop. E questo lo rende uno dei cantautori italiani più coraggiosi di sempre.

Nick Tara