La rabbia autentica di “Niente”: Ultimo non scende a patti

È un Ultimo che guarda al suo esordio con “Pianeti” quello di “Niente”, singolo che anticipa l’uscita del nuovo album “Solo”, da venerdì prossimo in tutti i negozi di dischi e sui digital stores.
Rabbia, inquietudine, senso di solitudine, ma anche il desiderio di un domani migliore: un brano che ha tutte le caratteristiche di quel primo progetto discografico e di canzoni come “Sabbia”, “Chiave” e “Mille universi”, perché incrocia la miglior tradizione cantautorale italiana con l’incisività del rap.

Inizia tutto con la fine di una storia d’amore diventata ormai apatica (“Tu dici ‘dai si può ricominciare’, ma io non ho da offrirti più parole“) da cui poi parte un’analisi di sé stesso.
Sono tempi in cui ci si vuole mostrare sempre felici e sorridenti, nascondendo il proprio dolore e mostrando solo le parti belle; lo vediamo anche nella musica, dove lo spazio è quasi del tutto riservato a motivetti catchy, spensierati e leggeri. E se pubblichi una proposta come questa vieni stupidamente definito “depresso”.
Il giovane cantautore romano riflette se non sia meglio anche per lui fingere (“Sarà che devo mentire e mostrare ciò che non sono“) e esibire il “sorriso per mascherar le ferite“.
Dubbi originati da questi ultimi anni di buio per tutti, in cui lui ha sofferto lo stop dei concerti proprio prima di iniziare il suo primo tour negli stadi: frasi come “Provo ad urlare ma non ho più voce“, “Non sento la stessa emozione di prima” o “Il sole è spento e non lo vedo più da queste parti” fotografano con grande incisività questo forte senso di oppressione.

È una rabbia non fine a sé stessa quella che esce da questa canzone e anzi, aiuta a crescere: perché oggi il “Peter Pan della musica italiana” sa giocare ancora di più con la sua dinamica vocale, spinge sui momenti più taglienti e si fa dolce e sofferente nel riconoscere che “quando mi abbracci non sento più niente“.
È una rabbia autentica quella di Niccolò. “Il mio non è un nome d’arte, è il nome che ha scelto per me la realtà“, canta: perché essere ‘Ultimo’ è una condizione di vita, significa far parte di un esercito di incompresi, fragili, incerti da cui non ci si allontanerà mai neanche quando si riesce a realizzare il proprio sogno. Si rimane “nuvole con i piedi“: toccare il cielo pur rimanendo con i piedi per terra.
Gli ‘Ultimi’ non scendono a patti. “Io sono le mie canzoni” è la risposta finale che trova Ultimo a quei suoi dubbi: fottitene di chi ti critica, Nic; tu sei l’unico artista uscito in questi ultimi anni che vuol far parlare solo le canzoni, e non potrai mai cambiare questa tua strada sempre fuori dagli schemi.

Nick Tara