AVINCOLA – FON
Parte tutto da quel “fammi vedere i denti” questo racconto di una coppia stanca, con l’uomo che prova a consolare la compagna. Scrittura tipicamente indie-pop all’italiana (il fon che asciuga il cuore al cui interno è scoppiato il temporale ne è l’emblema), ma sia la voce di Avincola che le atmosfere sospese aggiungono un qualcosa di vintage che la discostano da altre proposte simili.
VOTO: 6,5
CESARE CREMONINI – COLIBRÌ
Cremonini utilizza l’immagine del colibrì – che in molte culture rappresenta l’amore per la vita, il coraggio e la perseveranza – per descrivere una ragazza, simbolo di verginità e ritrovata purezza, che raggiunge una metropoli del presente guidata dal suo volo. Lo fa con un racconto – di quattro minuti e mezzo, una rarità nell’oggi – che porta l’ascoltatore in un universo parallelo, ricco di immagini che gli danno prima la volontà di inseguire quel colibrì, e poi la sensazione di ritrovarsi proprio su quelle sue ali magiche.
Prima di morire, Lucio Dalla l’aveva designato suo erede: oggi possiamo dire che Cesare ha definitivamente raccolto quel passaggio di consegne, prendendo in dote lo sguardo sognante di Lucio e la sua scrittura fortemente immaginifica.
VOTO: 10
DANTI FEAT. NEK – SPAZIO
Cantano lo stato di smarrimento dell’uomo di oggi, che prova a compiere un “balzo gigantesco” per permettere alla propria luce finalmente di splendere, senza più paura. Molto interessanti le atmosfere in bilico tra modernità e passato, con l’elettronica che s’inserisce piano piano dopo l’intro di pianoforte, e il ping pong tra rap e cantato melodico che aggiunge un tono più evocativo al pezzo.
VOTO: 7
ELETTRA LAMBORGHINI – A MEZZANOTTE (CHRISTMAS SONG)
Approfitta del Natale imminente per inserire suoni nuovi ai suoi soliti cliché, con tintinnii e campanelli che hanno l’intento di portarci nell’entusiasmo natalizio. Il risultato però è che, dopo averla sentita, speri nel Grinch.
VOTO: 2
GIANNA NANNINI FEAT. FRANCESCO DE GREGORI – DIAMANTE
Insieme per la prima volta, reincidono il classico scritto dal “Principe” ma portato al successo da Zucchero. Il voto non va alla canzone – sarebbe ovviamente un 10 – ma a un’interpretazione delicata, elegante, misurata e riuscita. Anche se il brano perde un po’ quelle atmosfere blues e sognanti della versione originale.
VOTO: 7,5
MANUEL AGNELLI – LA PROFONDITÀ DEGLI ABISSI
Fa parte della colonna sonora del film “Diabolik” firmato dai Manetti Bros ed è il debutto solista del leader degli Afterhours. Testo a tratti nichilista e misterioso, sound disturbante e strofe più lente con un crescendo tra bridge e ritornello che fa molto “effetto wow”. Gran pezzo.
VOTO: 8
MARA SATTEI – CIÒ CHE NON DICI
Si affida ancora, per la produzione, al fratello ThaSupreme che le regala un beat incisivo. Il flow di Mara si rivela però, a più riprese, incomprensibile e, quando si capisce qualcosa, è francamente inascoltabile: perché “sciolti al so'” o “un gran rumo’”?
VOTO: 4
MARGHERITA VICARIO – LA MEGLIO GIOVENTÙ
Sound molto catchy che s’incontra con un testo potente su libertà d’espressione e libero arbitrio, portavoce di un sentimento comune di rabbia di un’intera generazione. Ci insegna che si possono produrre brani facilmente canticchiabili facendo anche riflettere, ed è sicuramente il miglior brano che Margherita ha prodotto finora.
VOTO: 7
ORIETTA BERTI – LUNA PIENA
Nasce dall’incontro con Hell Raton e ci mostra un’Orietta sempre più moderna: apprezzabile l’intento di rinnovarsi senza comunque perdere del tutto il proprio stile (l’incipit quasi operistico ricorda il suo passato), ma quando il brano accelera si valicano i confini del trash e la durata stile spot pubblicitario impedisce uno sviluppo diverso.
VOTO: 4,5
RKOMI & ELODIE – LA CODA DEL DIAVOLO
Rkomi continua nell’opera di contaminazione tra il rap e il pop di oggi, incontrando qui Elodie in un brano senza grandi pretese. L’obiettivo è solo quello di essere facilmente fischiettato, come insegna quel “pa pa ra ra ra”.
VOTO: 5,5
TIROMANCINO FEAT. CARMEN CONSOLI – L’ODORE DEL MARE
“Di notte a volte l’esistenza perde le sue rotte”, parte tutto da qui: risposte difficili da trovare, smarrimento, tormenti, limiti difficili da sormontare. Il segreto, secondo Zampaglione, è continuare a “respirare l’odore del mare”. Un mare che quindi è amico, ascolta e ti dà l’idea di combattere la tua stessa partita; sensazione ben acuìta dall’aggiunta della voce calda e accogliente della “Cantantessa” in quello che è uno dei brani emotivamente più forti e meglio scritti degli ultimi anni.
VOTO: 10
ULTIMO – SUPEREROI
Colonna sonora del nuovo, omonimo, film di Paolo Genovese, è un omaggio alle coppie che stanno insieme per molti anni sconfiggendo tempo e difficoltà, con un testo ben scritto come al solito e una struttura molto classica e che strizza l’occhio ai nostalgici della melodia.
Ultimo è l’unico giovanissimo di oggi che sta scrivendo canzoni senza tempo e che potranno essere ascoltate anche tra 50 anni: questa ne è l’ennesima dimostrazione.
VOTO: 9,5
ZUCCHERO – THE SCIENTIST
È una delle prime canzoni dei Coldplay, nonché una delle più amate e famose, e Zucchero la fa sua per l’album di cover “Discover”. Possiamo dirlo? Uno di quei casi che la reinterpretazione supera la versione originale: perché la maturità e la sensibilità del nostro bluesman donano al brano ancor più calore e profondità.
VOTO: 8