Baby K e la cronaca di un clamoroso tonfo: ogni 5 minuti in tv, ma mai in classifica

Quella che stiamo vivendo è un’estate che ha visto un proliferarsi mai visto prima di tormentoni wannabe ed è inevitabile che, con un numero così spropositato di artisti che strizzano l’occhio allo stesso tipo di pubblico, qualcuno rimanga indietro e veda i suoi numeri ridimensionati rispetto al passato. Il tonfo più evidente è però quello che forse meno ci aspettavamo: Baby K con la sua “M’ama non ama“, che ha potuto contare dall’inizio sullo spot Fonzies. Praticamente un’ipoteca sul successo. Perché l’impressionante battage di una pubblicità che gira a cadenza regolare su ogni tv e radio dà una spinta sulla carta decisiva a quello che è lo scopo di un tormentone e da cui deriva anche il gradimento finale: tormentare appunto, martellare, insinuarsi con l’insistenza nelle orecchie del pubblico che, in questo caso, ha invece risposto con un totale rifiuto.

M’ama non m’ama” è infatti uscita lo scorso 16 giugno e, in un mese e mezzo, non è mai riuscita ad entrare nè nella Top100 FIMI nè nella Top200 Spotify, dove raccoglie una media di circa 30.000 streams giornalieri. Numeri che sarebbero ottimi per un’artista senza una grande promozione ma che, davanti alla colonna sonora di uno spot di questa rilevanza e allo storico estivo di una cantante che dal 2015 (anno di “Roma-Bangkok” con Giusy Ferreri) al 2022 (anno di “Bolero” con Mika) ha raccolto un disco di diamante, 15 dischi di platino e un disco d’oro, diventano un bagno di sangue senza precedenti.

Stavolta è lontanissima anche solo la possibilità di raggiungere il disco d’oro – che davanti a una visibilità del genere sarebbe comunque un risultato molto al di sotto delle aspettative (qualche sera fa, facendo zapping, abbiamo visto lo spot per tre volte nel giro di soli dieci minuti) – e questo dimostra come provare a costruirsi un’intera carriera sui tormentoni o sulle mode del momento alla lunga non paghi. Perché il tormentone fa fare sì cassa, ma allo stesso tempo si trasforma anche in una prigione: non dà nè credibilità nè solidità, e avvicina solo un pubblico interessato alla moda del momento e subito pronto a sostituirla quando ne subentra un’altra.

Quello di Baby K è un tonfo clamoroso ma le motivazioni non sono da trovare nella riuscita della canzone perché il livello è rimasto quello delle sue hit del passato: scarso, mediocre, dozzinale e con rime che farebbero provare vergogna persino a una scuola elementare serale (siamo passati da “Fra queste bambole sembri Ken, ti ho in testa come Pantène” a “Mi chiama Sandrina, mi sa che si fa mattina“). Ciò che sta pagando con “M’ama non m’ama” è ciò che lei stessa ha cavalcato per anni: la superficialità di un pubblico il cui gusto musicale si ferma al motivetto usa e getta da utilizzare per ballare 2-3 mesi per poi sostituirlo subito con un altro.

Un pubblico che oggi non l’ha apprezzata nemmeno per sfinimento perché, in fondo, non si è mai affezionato a Baby K ma a ciò che ha sempre rappresentato: il prodotto che non può durare nel tempo perché non ha neanche mai sfiorato la pretesa di farlo. Quest’estate a cadere rovinosamente è stata lei, ma nei prossimi saranno sempre di più gli esempi come il suo se non si ferma questa ridicola corsa al tormentone. Perché il troppo stroppia.