All’House Party di Annalisa gli invitati non si sono presentati

“La moda passa, lo stile resta” diceva Coco Chanel: un’immagine forte per spiegare quanto il concetto di “moda” sia profondamente effimero, passeggero, di breve durata.
La musica italiana ha però visto negli ultimi anni il proliferarsi di artisti che, più che costruirsi uno stile ben definito, si sono diretti verso il gusto particolare del momento. La moda, appunto.
La musica diventa così numero, convenienza, e la classifica sovrasta il principio base dell’arte, che da “dare” si trasforma in “avere”.
Tra le cantanti più note a seguire questa triste direzione c’è Annalisa.

Perché la savonese lanciata da “Amici” ha sempre dato la sensazione di andare dove tirava il vento. Ogni suo nuovo progetto non è coerente con quello precedente.
Gli inizi con il teen-pop di brani come “Diamante lei e luce lui” e “Solo” per accontentare il pubblico caro al talent di Maria De Filippi e il debutto sanremese nel 2013 con il mondo anni ’60 – che all’epoca faceva tendenza grazie a Nina Zilli – di “Scintille”. Risultati tiepidi.
Nel 2015 cerca quindi l’inseguimento alle radio, che prima la ignoravano, con la produzione di Kekko dei Modà – in quegli anni prodotti da Ultrasuoni, l’etichetta discografica a cui facevano capo RTL 102.5, Radio Italia e RDS – e i risultati infatti arrivano: “Sento solo il presente”, “L’ultimo addio” e “Una finestra tra le stelle” raggiungono tutti la Top15 della classifica airplay italiana, ottenendo complessivamente due dischi d’oro e uno di platino.
L’anno dopo arriva una nuova virata con la difficile “Il diluvio universale” – presentata al terzo Sanremo in soli 4 anni – a cui sono seguiti l’elettropop, genere allora di maggior successo, di “Se avessi un cuore” e “Used to you (potrei abituarmi)” e la collaborazione con Benji e Fede in “Tutto per una ragione”. Brani certamente contraddittori con quello pensato per avviare il nuovo progetto.

Annalisa sembra sempre più a suo agio con il mondo elettropop e i motivetti di facile presa: arrivano quindi “Direzione la vita”, “Bye bye” e “Un domani” – tutti certificati con il disco di platino – ai quali si unisce l’eleganza de “Il mondo prima di te”, l’unico brano adatto al palco sanremese di questa nuova era e che infatti in Riviera ottiene il podio.
Poi lo stop. Il successo che sembrava in continua ascesa si arresta clamorosamente.
Nell’estate 2019 ci prova con la trap di “Avocado toast” ma la scelta di puntare sul genere del momento stavolta non paga: il brano non riesce nemmeno ad entrare nella Top100 FIMI. Come non paga la scelta del duetto in “Vento sulla luna” con il trapper Rkomi, che solo con gli streams su Spotify le avrebbe dovuto garantire almeno un disco d’oro invece non ancora arrivato, e il tentativo di tormentone con “House party”: entrambi i singoli in classifica si fermano rispettivamente alla #74 e alla #73.

Per lanciare il settimo album di inediti, “Nuda”, la scelta cade quindi su una ballad di buona fattura e molto adatta alla stagione autunnale: “Tsunami”. Ma l’Annalisa dei platini nel giro di 2 anni è diventata l’Annalisa che non riesce neanche più a trovare il debutto alla #100. Mentre il disco, dopo il buon esordio alla #2, alla seconda settimana è già crollato alla #24. Un tonfo che si è visto raramente per un’artista del suo calibro.
Una parabola che spiega bene quel concetto enunciato da Coco Chanel, “la moda passa, lo stile resta”. Quando si corre sempre verso la tendenza del momento si sceglie una strada che ha già la data di scadenza timbrata addosso. Come un prodotto alimentare.
Il gioco può valere qualche anno ma alla lunga non paga e, soprattutto, non dà credibilità: Annalisa è quella coraggiosa de “Il diluvio universale”, quella elegante de “Una finestra tra le stelle” o quella banalotta di “Bye bye”? Qualcuno sa chi è veramente Annalisa? Una cantautrice di spessore o una cantante modaiola che fa musica per convenienza?
E questa indecisione non fa altro che costruire un pubblico occasionale che s’innamora solo del motivetto. Non del cantante. Un pubblico che ti dà buca all’House Party. Ora lei tenterà un nuovo invito a marzo, sul palco di Sanremo con il quinto Festival in 9 anni da buona “Pippa Bauda” del ventunesimo secolo.
E se gli invitati non si dovessero presentare ancora, non preoccupatevi: arriverà in soccorso per lei una nuova moda. E così torneranno anche i platini.

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