Alessandra Amoroso in viaggio tra le sue due anime nel variegato “Tutto accade”: recensione

È un’Alessandra Amoroso che fa convivere al meglio le sue due anime quella del nuovo album “Tutto accade”, ben rappresentato quindi dalla scelta di anticiparlo ad aprile con due singoli usciti in concomitanza: “Sorriso grande” per guardare alla parte solare sviluppata negli ultimi anni, “Piuma” per non dimenticare quella intima e malinconica degli esordi.

Ed è proprio con quest’ultima che si raggiungono le vette più alte del disco.
“Canzone inutile” – che vede la firma di Federica Abbate, Rocco Hunt e Cheope e la produzione di Takagi & Ketra – a un primo ascolto sa già di classico: una dedica d’amore intensa, elegante, delicata ma al tempo stesso potente, in cui la voce di Alessandra assume dimensioni quasi eteree. Più volte ha dichiarato di voler debuttare in gara a Sanremo solo in caso che le venga proposta “la canzone giusta per quel palco“: questa lo sarebbe stata.
Ne “Il nostro tempo” è notevole il connubio con Giordana Angi, brava a cucirle addosso il racconto della gioia di essere diventata zia: la nipotina – la cui voce si sente all’inizio del brano – è prolungamento di sé stessa (“Sul mio viso c’è la tua espressione“) e condizione per stare meglio (“Se mi perdo, tu mi ricordi che tutti i lividi sono monete“). Un gran senso di dolcezza che emerge sia dal testo, sia dal cantato.
“Tutte le cose che io so”, di cui è anche coautrice, è invece il brano emotivamente più forte di tutto il suo repertorio: un omaggio sentito e viscerale, sorretto da piano e archi, alla nonna scomparsa da poco tempo dopo aver combattuto con l’Alzheimer. Toccante in diversi punti, c’è il ricordo dei primi segnali della malattia che l’ha colpita (“Per la prima volta stamattina non mi hai riconosciuto“), l’accettazione di lasciarla andare purché non soffra più (“Io di te ancora ho bisogno ma ti lascio andare adesso“) e il ringraziamento per il bene e gli insegnamenti ricevuti (“Mi hai dato tutto in cambio di niente“).

Ottime conferme arrivano anche dalle collaborazioni con autori già dietro a momenti fondamentali per la carriera di Alessandra: Roberto Casalino (autore de “Sul ciglio senza far rumore”) firma “Un senso ed un compenso” e “Un’impressione” che sono i brani con più “stampo Amoroso”; mentre la coppia Camba-Coro (autori di “Immobile”), con l’aiuto di Virginio, scrive una “Ti vedo da fuori” che con quel “Canto questa canzone per dirti tutto e te la urlo a un concerto dal centro del petto” sarebbe perfetta per aprire il concerto a San Siro della prossima estate.
Federico Zampaglione le regala invece con “Che sapore ha” un gioiellino con suggestioni da falò sulla spiaggia che esaltano le sfumature vocali della salentina: è la ballad che cerca di più il compromesso con l'”Alessandra 2.0″, incrociando le tinte retrò del “marchio Tiromancino” con la produzione più modaiola dei Selton e della Dorado Inc. di Dardust. Noi l’avremmo preferita più con una chitarrina delicata, ma il risultato non è comunque deplorevole perché non spinge troppo su un sound che, come capita in altri capitoli del disco che vedremo, non sempre mette in risalto la sua voce.

E qui arriviamo appunto a parlare dei brani che ci raccontano la nuova Alessandra, più fresca, solare e radiofonica, e con il focus sulla sperimentazione.
In questo senso, le proposte più riuscite sono quelle già arrivate in radio, “Sorriso grande” e “Tutte le volte”, perché fungono da precisa transizione tra il passato e questo presente: hanno l’anima dei brani presenti sui vecchi dischi, ma con una produzione attuale.
Bene anche “AleAleAle” e “Una strada per la felicità” che, pur percorrendo strade mai percorse prima tra casse dritte e fraseggi vocali, riescono a mantenere comunque un’anima melodica tra bridge e ritornello.
Fanno storcere invece il naso “Il bisogno che ho di te” e la title-track dove produzioni un po’ troppo caotiche e il focus indirizzato più verso i suoni coprono le sue sfumature vocali e le tolgono riconoscibilità. Potrebbero essere brani dell’ultima Annalisa, non di questa Amoroso che ha sempre cercato di sperimentare mantenendo comunque una coerenza verso ciò che è stata prima.

“Tutto accade” è quindi un album molto variegato, completo e compiuto perché ci racconta con risolutezza e sincerità le due anime di Alessandra, che sono in continuo viaggio in una tracklist dove si alternano con efficacia.
La cantante di “Comunque andare” vuole sperimentare e gioca a sorprenderci: l’intento a volte può riuscire e a volte no, ma va comunque premiato per il coraggio e perché viene inseguito senza snaturarsi troppo. L’impressione è però che, chi l’ascolta dai suoi esordi, continuerà ad apprezzarla per i suoi momenti più intimi, malinconici ed emozionanti. Ciò che è cambiato in lei è che continua sì a cantare di delusioni e sofferenze, ma ora ha cominciato a guardare il bicchiere mezzo pieno anche nelle difficoltà. Perché “Dopo la notte c’è un sorriso grande“.

Nick Ta