Sanremo 2022, le pagelle della prima serata: Ranieri e Morandi i migliori, male Lauro e Ana Mena

Una prima serata con pochi alti e diversi bassi. Amadeus continua a sembrare imprigionato nella ricerca del successo facile e molte scelte paiono compiute solo in virtù del nome dell’artista o delle tante agognate certificazioni.
Viene infatti difficile pensare che, tra i più di 300 artisti scartati, non ci siano state canzoni migliori di quella dell’ennesimo Achille Lauro, della scialba Giusy Ferreri, dell’inascoltabile Ana Mena o del già sentito Rkomi. E così, in questa generale mediocrità, la parte dei leoni la recitano gli evergreen Massimo Ranieri e Gianni Morandi, e il toccante Michele Bravi.
Vediamo a seguire le nostre pagelle a tutti gli artisti in gara ieri all’Ariston.

ACHILLE LAURO FEAT. HARLEM GOSPEL CHOIR – DOMENICA
Si autobattezza sul palco per coprire la pochissima sostanza di una canzone che non è altro che un mix tra “Rolls Royce” e “Me ne frego” tra i soliti versi buttati a caso e qualche “Oh sì sì” e “Oh mio Dio” qui e là.
Il coro gospel è l’unico elemento di novità, ma è troppo poco per chi calca quel palco da quattro anni consecutivi proponendosi come un eterno dèjá-vu. Urge rinnovarsi, o altrimenti prendersi una pausa.
VOTO: 4

YUMAN – ORA E QUI
Voce profonda che si esalta più sulle note piene per un brano in bilico tra pop e soul un pò troppo timido. È comunque bello sentire un giovane che prova a recuperare un genere ormai in disuso.
VOTO: 6

NOEMI – TI AMO NON LO SO DIRE
Scrive Mahmood, produce Dardust e Noemi pare un po’ imprigionata nel loro mondo: nel bridge prova infatti a replicare il flow del cantante di “Soldi”, mentre il ritornello con quell’esplosione di suoni quasi dance copre un po’ troppo la sua voce che in alcune parti si fa fatica a capire. Un buon brano, ma non cucito per Noemi. Dardust non è adatto a tutti.
VOTO: 6,5

GIANNI MORANDI – APRI TUTTE LE PORTE
Morandi potrebbe guardarsi Sanremo stando tranquillo sul divano oppure pretendere di andarci come superospite, invece ha le palle di gareggiare e di farlo recuperando, con l’aiuto di Jovanotti, i suoni anni ’60 dei suoi primi successi: un brano solare che ci porteremo fino all’estate, e lui sul palco mostra più energia dei giovani. Un gigante.
VOTO: 7,5

LA RAPPRESENTANTE DI LISTA – CIAO CIAO
Buono l’intento di nascondere una critica sociale dietro a una canzone “leggerissima”, anche se già visto e rivisto negli ultimi anni. Il problema qui è che mood e base assomigliano un po’ troppo a “Splendido splendente” e il ritornello si rivela stupidotto, a metà tra il ricordo di una recita scolastica di terza elementare e la furbata del balletto che vuole strizzare l’occhio a chi usa TikTok. Ma la musica è una cosa seria, non c’entra niente con TikTok.
VOTO: 4,5

MICHELE BRAVI – INVERNO DEI FIORI
Il piacere di sentire una canzone tutt’altro che immediata, che magari ha bisogno di più ascolti per capire ogni dettaglio e significato celato. Il testo è sicuramente il più bello della serata e l’interpretazione riuscita e toccante. Con il verso “Insegnami come si fa ad imparare la felicità” che, con la malinconia di Bravi, acquista ancora più valore.
VOTO: 7

MASSIMO RANIERI – LETTERA AL DI LÀ DEL MARE
La canzone più emozionante della serata. Tinte quasi cinematografiche alla Morricone e un ritornello da standing ovation facile che riporta alle grandi canzoni del passato sanremese. L’esecuzione ha qualche inciampo che non toglie però il grande pathos e coinvolgimento.
VOTO: 8

MAHMOOD & BLANCO – BRIVIDI
I favoritissimi della vigilia sorprendono presentando una canzone molto tradizionale, lontana da ciò che fanno di solito, e la pecca sono i continui manierismi di Mahmood. Una canzone simile ha bisogno di un cantato lineare, senza fronzoli, anche solo per far capire le parole e lui in diverse parti non fa altro che creare confusione. Non a caso, cresce dalla seconda strofa con l’ingresso impetuoso di Blanco.
VOTO: 6

ANA MENA – DUECENTOMILA ORE
Chiamate un esorcista: Nancy Coppola si è impossessata del corpo di Ana Mena.
VOTO: 2

RKOMI – INSUPERABILE
Tenta la strada rock dei Maneskin, anche se più soft, ma il riff è praticamente identico a quello di “Personal Jesus” dei Depeche Mode e l’esecuzione, nonostante l’abuso di autotune, ha moltissime carenze. Se non sai cantare, non vai a Sanremo ma resti su Spotify.
VOTO: 5

DARGEN D’AMICO – DOVE SI BALLA
La canzone più orecchiabile della serata. Un omaggio all’italo-dance dei primi anni 2000, con un messaggio semplice ma allo stesso tempo di grande importanza: “fottitene e balla”. Ti resta subito in testa ma, allo stesso tempo, rischia di stufare in fretta.
VOTO: 6,5

GIUSY FERRERI – MIELE
Anche quest’anno ha sbagliato la sua scelta sanremese. Aveva a disposizione “Gli Oasis di una volta”, il brano scritto da Gaetano Curreri e pubblicato a fine novembre che recuperava quelle tinte pop-rock che ci hanno mostrato la Giusy qualitativamente migliore della sua carriera e invece ha deciso di presentarsi con queste sonorità retrò che sarebbero anche adatte alla sua voce se non fosse che la canzone non decolla praticamente mai. Scialba e insipida.
VOTO: 4,5

Nick Tara