“Mon amour” definisce la parabola di Annalisa: da interprete raffinata a cantante per TikTok

È il 2011 e, grazie alla partecipazione ad Amici, si affaccia sulle scene musicali una cantante con un modo di interpretare raffinato e sofisticato che si distingue da subito da quello dell’immaginario del talent, perchè non strizza l’occhio al target di giovanissimi tipico del programma, ma cerca di guardare all’ascoltatore più esigente. E Annalisa, infatti, nei suoi primi anni di carriera, fa esattamente questo, dimostrando di saper gestire il pop da classifica (che non era comunque come quello attuale, generalmente privo di contenuti e profondità), ma anche di percorrere strade più sperimentali. Il tutto si rivelerà però, in breve tempo, un’illusione.

Perché diversi segnali si erano già avvertiti di recente e oggi l’uscita del suo ultimo singolo “Mon amour” – in radio e su tutte le piattaforme digitali da venerdì 31 marzo 2023 – seppellisce definitivamente quell’idea che ci eravamo fatti di Annalisa. Un brano che si prefigge di allungare la scia di “Bellissima” ma, se il precedente singolo mostrava almeno una buona idea di pop con quei palesi richiami al mondo di The Weeknd, questo non fa altro che rimandare a “Mr. Saxobeat” di Alexandra Stan, non certo una pietra miliare della musica internazionale.

Mon amour” è un pezzo che ha l’unico obiettivo di diventare un tormentone, dozzinale, banalotto, persino imbarazzante in un testo che racconta fino allo sfinimento di una lei che bacia un lui, che bacia un’altra lei, che infine bacia la stessa Annalisa. Una totale assenza di contenuti che lascia increduli, perché ci troviamo di fronte ad una cantante che, oggi, ha 37 anni. Un’età in cui, da un’artista, ci si aspetta uno spessore decisamente diverso, un messaggio, un passo decisivo verso la maturità, una crescita. E invece lei sta facendo, addirittura, continui passi indietro, perché testi così adolescenziali e scadenti nelle sue opere prime non c’erano. Con in più l’aggravante di non rendere nemmeno onore alla sua voce, qui costretta a rincorrere un ritmo che non le lascia nemmeno uno spazio per esaltare un minimo la sua estensione vocale. Uno spreco di talento.

E ad acuìre ancora di più questi problemi c’è la sensazione che la prima sia lei a non credere a questa sua veste totalmente disimpegnata. Questo singolo la vede infatti osare particolarmente a livello di immagine, con parrucca nera, caschetto sbarazzino e importante stacco di coscia. Una svolta sexy molto simile a quella che abbiamo già visto con Elodie. Panni che però non sembrano adatti ad Annalisa e l’abbiamo visto nella trasmissione di Pio e Amedeo, Felicissima sera, prima volta live del brano: un’esibizione algida, fredda, con movimenti fin troppo impacciati per una canzone, e un’immagine, che vogliono invece essere particolarmente disinibiti. Sembra un personaggio costruito a forza, che non è il suo.

Perché lo interpreta allora? Semplice, perché funziona sul mercato. L’Annalisa attuale è perfetta per un pubblico distratto, che non è abituato ad ascolti più impegnati e che vede la musica solo come mero intrattenimento. Quello che oggi muove maggiormente i numeri sulle piattaforme. L’unico interesse di Annalisa è diventare virale e a dimostrarlo c’è la coreografia di “Mon amour“, disponibile su TikTok ancora prima dell’uscita del brano insieme al suono originale, ad uso e consumo per creare clip e meme. Un modo per investire, stavolta da subito, sulla stessa strategia che ha contribuito a trainare il successo di “Bellissima“.

Ma, se l’artista, di solito, diventa il frutto di tutta la crescita fatta in precedenza, lei, con questo tipo di proposta e con queste strategie unicamente commerciali, dimostra invece di aver completamente cancellato il suo passato. In lei non c’è più nulla che richiama ai suoi esordi. È un’altra cantante e diventa lecito chiedersi quale sia la vera Annalisa. È quella che, agli inizi di carriera, strizzava l’occhio a Meg con brani, scritti da lei, come “Solo“? Quella elegante di “Una finestra tra le stelle“? O quella forzatamente giovanilistica di “Mon amour“? Il tutto è in netta contraddizione.

Ripercorriamo la sua carriera e le diverse strade intraprese. Prima dell’ingresso ad Amici, Annalisa stava per pubblicare, da leader della band LeNoire, un album a metà tra rock e metal in cui sarebbe stata autrice di tutti i brani. Panni subito svestiti con la partecipazione al talent di Maria De Filippi e sostituiti con un immaginario retrò che in quell’epoca funzionava parecchio, trainato da artiste come Nina Zilli e Malika Ayane. Lei rimane nel limbo ma riesce comunque a sfornare qualche brano degno di nota, in particolare “Senza riserva” e “Alice e il blu“, fino a un Sanremo fallimentare (2013) che rischia di rappresentare un punto di non ritorno per la sua carriera.

Annalisa si rivolge a quel punto a Kekko Silvestre dei Modà, l’artista più impattante della musica italiana sia a livello stilistico che numerico negli anni tra il 2010 e il 2017, e lui le cuce effettivamente addosso il vestito perfetto, con il power-pop melodico al centro dell’album “Splende“, in grado di esaltare le sue doti vocali e la sua carica interpretativa, lasciandole però anche la libertà di mostrare le sue capacità autorali in brani come “Se potessi” e “Posizione fetale“. Un’Annalisa autrice tutt’altro che superficiale, e che raggiungerà il suo apice nel 2016 con la profonda e matura “Il diluvio universale“.

È la canzone che sembra darle definitivamente l’aura di interprete immortale e senza tempo, e invece si rivela solo un inganno. Perché l’album che seguirà, “Se avessi un cuore“, non c’entra assolutamente nulla con il brano che l’ha anticipato, dirigendosi verso una svolta elettro-pop ancora più pronunciata due anni dopo con “Bye bye“. L’ennesimo vestito diverso, indossato anch’esso proprio quando il genere aveva già iniziato ad essere decisamente rilevante, con il successo di brani come “Io ti aspetto” di Marco Mengoni, “Fatti avanti amore” di Nek e “Comunque andare” di Alessandra Amoroso.

Ma non è finita qui, perché nel 2019 vediamo Annalisa approcciare addirittura la trap, sempre quando in quel momento era il trend più potente, con “Avocado toast“, esperimento fallimentare e da subito accantonato. Fino ad arrivare ai giorni nostri e all’isola felice di TikTok. Cosa contraddistingue quindi la sua carriera? Il fatto che, ogni volta, l’abbiamo trovata dove in quel momento conveniva di più. Non ha un suo marchio di fabbrica e un’identità precisa. È tante cose, ma non si capisce mai quale sia quella definitiva.

Ha percorso almeno cinque strade diverse, ma non è mai stata la prima a intraprenderle. È arrivata in ogni occasione dopo, seguendo il vento che l’ha sempre spinta dove diceva il momento. Ed è quel vento che, dal 2016 in poi, le sta dando la stessa parabola che ha attraversato l’intero mercato musicale, colpito da un forte abbassamento del livello qualitativo e culturale. Oggi lei, da interprete sofisticata e raffinata, è diventata cantante per TikTok, risultando artisticamente nulla per chi non giudica la musica solo in base a quanti streams mette a segno e a quanti balletti produce. Lei in questo è senz’altro una numero uno, ma ridurre il suo talento unicamente ai numeri è avvilente.