10 anni fa oggi il primo San Siro dei Modà: il ricordo del concerto attraverso le mie emozioni

Non ho mai nascosto il mio legame profondo con i Modà, perché sono convinto debba esserci un rapporto di fiducia, trasparenza e sincerità tra chi scrive e chi legge. La loro musica mi accompagna da oltre 20 anni, è una parte fondamentale della mia vita e oggi, per chi li segue, è un giorno speciale, perché proprio 10 anni fa salivano per la prima volta sul palco di San Siro, realizzando quello che è il sogno più grande per qualsiasi cantante. O che, almeno, lo era.

Perché oggi è un traguardo che è stato normalizzato, sembra alla portata di tutti, bastano due-tre tormentoni per raggiungerlo e, soprattutto, spesso viene fatto semplicemente per status. Non importa riempire lo stadio, esserne all’altezza e avere un repertorio adatto: l’unica cosa importante è poter dire di esserci arrivati.
Prima era un punto di arrivo, oggi sembra più un punto di partenza e questo sta, inevitabilmente, togliendo tutta la magia a un luogo che, fino a pochi anni fa, veniva considerato come sacro.

I Modà, invece, ci sono arrivati quando lo stadio rappresentava veramente l’Olimpo e aveva ancora l’aura dell’evento, perché era un traguardo per pochissimi: ci si arrivava dopo tantissima gavetta e con un percorso, e un repertorio, che dovevano essere già ampiamente consolidati.
Loro sono saliti su quel palco dopo aver conosciuto sia i vertici delle classifiche che gli abissi del mondo musicale e questo, da una parte, li ha fatti trovare pronti, professionalmente impeccabili, affamati, senza il rischio di bruciarsi e, dall’altra, ha contribuito a dare vita a un evento indimenticabile non solo per loro, ma anche per gli spettatori, estasiati da un perfetto lavoro di squadra.

Perché a San Siro, quella sera, non c’era solo una band. C’era una famiglia di cui Kekko è sicuramente l’anima, ma in cui ogni membro riesce a ritagliarsi il proprio spazio grazie a un grande rispetto dei ruoli.
Non potrebbero esistere i Modà senza Kekko e non potrebbe esistere Kekko senza i Modà e, infatti, lui per primo ha sempre anteposto gli interessi della band ai propri. Anche quando, soprattutto agli inizi, conveniva più tentare una carriera solista. E quando si riesce a trovare un equilibrio e una giusta convivenza anche nelle difficoltà, poi ci si gode ancora di più quello che è il momento di raccogliere i frutti del duro lavoro.

La storia dei Modà parla, infatti, di tappe raggiunte sempre con tanto sudore e perseveranza. Un percorso di crescita graduale, di gradini scalati uno per volta, di passi piccoli ma sempre in avanti, vissuto anche da chi li ascolta sin dagli inizi.
Devo questo mio lungo affetto nei loro confronti in particolare a mia mamma. A farmeli conoscere è stata lei quando, nel lontano 2004, sentiva spesso in radio il loro singolo d’esordio, “Ti amo veramente“, che l’aveva talmente colpita da comprare l’album omonimo in cui era contenuto e che, in breve tempo, era riuscito a conquistare anche me, entrando tra i cd che mettevo nel lettore durante il tragitto in pullman tra casa e scuola. Era il periodo in cui i Modà li conoscevano in pochissimi e i compagni mi dicevano: “Chi c***o sono ‘sti Modà? Li conosci solo te“.
Ma sapevo che sarebbe stata solo questione di tempo perché quelle canzoni erano troppo belle per rimanere nell’ombra.

Nel 2008 li ho visti per la prima volta dal vivo a Cinisello Balsamo, in occasione della tournèe legata al loro terzo album, “Sala d’attesa“, quando davanti al loro palco c’era qualche centinaio di persone che, qualche anno dopo, sarebbero poi diventate le 12 mila insieme alle quali li ho visti al forum di Assago per i tour di “Viva i romantici” e “Gioia“, il disco dell’esplosione e quello della conferma.
E poi arriva quella sera: “Buonasera San Siro, benvenuti alla festa dei Modà“, urla Kekko dopo la prima canzone in scaletta, “Dimmelo“. La cornice attorno a loro diventa, a quel punto, di quasi 60 mila fan e immaginatevi la mia emozione nel sentire a San Siro quei brani come “Il branco“, “Il sogno di una bambola“, “Padre astratto“, “Nuvole di rock“… che, dieci anni prima, ascoltavo da solo nel mio tragitto tra casa e scuola.

Una storia che sento, quindi, di aver vissuto da fuori per tantissimi anni e che poi, a un certo punto, si è anche incrociata con la mia. Nel 2020, infatti, ho iniziato a scrivere di musica, cercando di realizzare un sogno rimasto per troppo tempo chiuso in un cassetto, e l’ho fatto presentandomi proprio su questo blog con un articolo che aveva come titolo “Di come Kekko dei Modà, senza saperlo, mi ha spinto ad aprire un sito“. Perché, all’inizio, è stato importante semplicemente con i suoi discorsi sui sogni, che vanno inseguiti, mai abbandonati e che, soprattutto, non li può toccare nessuno.

Poi però con lui ho fatto anche quella che è stata la mia prima vera intervista e pensateci: nel 2014 sei a San Siro ad applaudire un cantante come un mito che mai penseresti di poter accostare al tuo nome e poi, pochi anni dopo, quello stesso cantante diventa la più grande spinta a credere in ciò che fai.
E, così, ho provato sulla mia pelle uno tra i tanti segreti che hanno portato i Modà ad essere ciò che sono: l’umiltà, la normalità di persone che sono esattamente come noi, il non sentirsi mai superiori a nessuno. Essere pienamente realizzati ma dare comunque attenzione anche a chi è ancora agli inizi è emblema di grandezza non solo artistica, ma anche umana, e tutto ciò si era già visto anche quella sera in un momento che ricordo con un certo affetto.

Perché tra gli ospiti dell’evento c’era un’altra artista a cui sono particolarmente legato, Bianca Atzei, ancora fresca di esordio discografico: il suo album di debutto sarebbe, infatti, uscito l’anno successivo, non aveva ancora partecipato a Sanremo e non portava, quindi, con sè una grande esperienza di palchi. Eppure, nel momento del loro duetto sulle note de “La paura che ho di perderti“, Kekko ha pensato solo a come rendere anche lei protagonista di quella che era in realtà la grande notte dei Modà, acclamandola, mettendosi al servizio della sua voce, concedendole tutto lo spazio possibile e, infine, incoronandola con un semplice, ma quanto mai spontaneo, “ma quanto è brava!“.

È stato uno dei momenti che ha più emozionato i presenti, ma che ha avuto la forza di varcare anche i confini del concerto e, infatti, ancora oggi, quando quel duetto viene pubblicato da pagine musicali su Instagram, Facebook e TikTok raccoglie ogni volta un numero clamoroso di visualizzazioni e commenti, perché è impossibile non rimanere affascinati dal loro connubio di voci e dall’intesa sia artistica che umana mostrata sul palco.
Un duetto da cui emerge tutto quello che si dovrebbe vedere in una collaborazione: autenticità, stima reciproca, dedizione (“Volevo dirti grazie, dal profondo del mio cuore, per tutto quello che hai fatto, per questa canzone meravigliosa, e perchè hai creduto in me“, sono le parole che Bianca ha rivolto quella sera a Kekko), trasporto, intensità e, soprattutto, amicizia.

Sì, perché i Modà sono sempre stati lontani dall’idea attuale di collaborazione, fatta più per moltiplicare ascolti e unire fanbase che per una reale volontà artistica: sui loro palchi sono sempre saliti i colleghi con i quali c’è prima anche un rapporto umano, e che hanno fatto – e fanno tuttora – parte del loro percorso. Questione di onestà. E infatti, oltre a Bianca che, dieci anni dopo, ha inserito nel suo nuovo album una nuova canzone scritta da Kekko (“Non ti lascio andare“), gli altri ospiti dell’evento erano Francesco Renga, che già aveva duettato con i Modà a Sanremo ed è tra i più grandi amici della band milanese, i Tazenda che, otto anni dopo “Cuore e vento“, sono stati coinvolti anche nell’album più recente dei Modà – “Buona fortuna – parte terza” – con il brano “Dentro le parole”, e Pau Donès degli Jarabedepalo.

E qui è necessario aprire un capitolo a parte. “Pau è un fratello dei Modà, fa parte della nostra famiglia e ci ha sempre portato bene. Ha venduto milioni di dischi in tutto il mondo, ma ha un’umiltà incredibile e porta il sorriso e la felicità nella vita di chiunque incontra, con la sua musica e con la sua persona“, Kekko lo aveva accolto così sul palco in un momento che ha fatto emergere tutta la profondità di un legame rarissimo da trovare nel mondo della musica. Una fratellanza chiara anche nell’emozione di Pau nel poter essere vicino all’amico nella cornice più speciale.

Per me questa notte è un regalo e cantare insieme in questo concerto è la miglior forma di celebrare un’amicizia, quella che abbiamo noi“, rispondeva Pau raffigurando tutta l’importanza di un rapporto che oggi continua a vivere nel cuore di Kekko, ma anche nella sua penna. E, a dimostrarlo, c’è una delle canzoni più recenti che ha scritto, “Non ti mancherà il mare” che, in quel tocco leggero dell’ukulele, nella scrittura maggiormente spensierata e nel cantato più morbido, parla di un Pau come modello.

Un’amicizia che continua però a vivere anche grazie all’importanza che il pubblico dà ancora oggi alla loro collaborazione. “Come un pittore” rimane la canzone più venduta della carriera dei Modà e anche la più ascoltata su YouTube Music con addirittura 94 milioni di riproduzioni. Ma, al di là dei numeri, a stupire ancora di più sono gli innumerevoli video virali su TikTok che mostrano bambini intenti nel cantarla da soli, nelle recite scolastiche, sui banchi di scuola durante lezioni musicali… Non erano ancora nati quando è uscita, eppure la cantano come fosse una canzone freschissima di pubblicazione. E questo dice molto di ciò che hanno costruito i Modà.

Perché il loro obiettivo non è mai stato solo arrivare, ma anche rimanere e, infatti, riguardando oggi quel concerto, si rimane stupiti davanti all’incredibile numero di canzoni entrate ormai nell’immaginario collettivo: da “Quello che non ti ho detto (scusami)“, il primo singolo ad averli portati ai vertici delle classifiche nel lontano 2006, a “Dove è sempre sole“, l’estratto radiofonico nell’estate in cui si è svolto l’evento, passando per “Dimmelo“, “Sono già solo“, “Tappeto di fragole“, “La sua bellezza“, “Cuore e vento“, “Gioia“, “Se si potesse non morire“, “Non è mai abbastanza“, “Vittima“, “Salvami“, “Come un pittore“, “Favola“, “Arriverà“, “La notte“… Un greatest hits per un totale di oltre mezzo miliardo di visualizzazioni. Canzoni che avevano senso all’epoca, ce l’hanno oggi e ce l’avranno anche tra 30 anni, e che sono, quindi, ancora amatissime da quel pubblico a cui i Modà devono tutto.

È proprio al pubblico che è stato rivolto il primo pensiero sia nel discorso iniziale (“È un premio per voi che ci avete messo qui sopra“) che in quello finale (“Grazie per aver realizzato i nostri sogni“) e, durante tutto il concerto, si è assistito alla ricerca di un continuo contatto con i fan, attraverso gli sguardi, le corse lungo le passerelle, le mani allungate verso le prime file, la ragazza salita sul palco mentre Kekko le cantava, abbracciandola, “Bellissimo” in uno dei momenti più intensi dell’intero show.

Un rapporto simbiotico quello tra i Modà e il pubblico, perché la loro musica parla della vita di tutti noi, del nostro quotidiano, dei nostri stati d’animo e, infatti, quella sera a San Siro c’erano almeno tre generazioni, dai bambini di otto anni agli adulti di settanta a certificare quella è stata la notte della definitiva consacrazione del più grande successo nazionalpopolare del secondo decennio del 2000, ma non solo. Quando parliamo di Modà, parliamo infatti dell’unica band italiana della storia ad aver ottenuto un disco di diamante, che rimane ancora l’ultimo del nostro mercato discografico: nessun altro artista, con un proprio album, pur potendo contare anche sull’aggiunta degli ascolti in streaming, è più riuscito, in dodici anni, a raggiungere i volumi di vendita che loro hanno raggiunto con “Viva i romantici” e questo dice di un successo difficilmente ripetibile.

Non si sa se un giorno i Modà potranno tornare a San Siro perché per fare un concerto in uno stadio serve un’imponente battage pubblicitario e una grande macchina organizzativa alle spalle che, al momento, loro non hanno. I numeri, almeno per un grande evento, comunque ci sarebbero, come dimostrano le loro ultime tre tournèe – “Testa o croce tour“, “Buona fortuna tour” e “Modà & Orchestra” – con cui hanno continuato a raccogliere un totale di oltre 200 mila spettatori paganti. Numeri superiori rispetto a quelli di alcuni artisti che, negli ultimi anni, hanno annunciato date negli stadi.

Forse però è anche sbagliato ipotizzare oggi cosa ci sarà nel loro futuro. Siamo nel giorno delle celebrazioni del sogno più grande e il modo migliore per chiudere questo articolo è in queste dichiarazioni di Kekko rilasciate due anni fa in un’intervista per l’agenzia AGI: “Sei all’apice da anni e poi vieni cancellato completamente da un sistema radiofonico come se non avessi mai fatto nulla, quindi ti fa male. Però poi alla fine ci siamo guardati in faccia e ci siamo detti che noi abbiamo fatto in sette anni quello che la gente non riesce a fare in trenta. Abbiamo avuto un apice, ma un apice vero, perché riempire tre volte San Siro, riempire lo stadio Olimpico, suonare in giro per il mondo, dischi di platino, di diamante… questa è una cosa che non potrà mai essere dimenticata“.

Ecco. Potranno anche non passare più in radio, potranno vedersi continuamente ridotti i loro spazi, potranno magari anche non suonare più in uno stadio, ma la storia che i Modà hanno già scritto nessuno potrà mai cancellarla.

Nick Tara

Credit photo: Radio Italia