Togliete la trap dalle cuffie dei vostri figli e metteteci Anastasio

L’abbiamo conosciuto l’anno scorso a X-Factor. Ha conquistato immediatamente sia la giuria che il pubblico facendo capire, senza mezzi termini, quale fosse il suo intento: “Ma voi davvero volete le cose semplici? Inflazionarvi le emozioni con i pezzi sempre identici? Io sono stanco delle cose normali”.
Durante il talent di Sky, in cui è uscito da vincitore incontrastato, Anastasio ha saputo emozionare riscrivendo alcuni classici della musica, sia italiana che internazionale. Da “Generale” di Francesco De Gregori a “Another brick in the wall” dei Pink Floyd.

Chiudeva il suo personale omaggio alla band di “The dark side of the moon” con un’immagine fortissima: “i muri cadranno come castelli di carte, perché qui la guerra si combatte coi pastelli, affileremo le nostre matite come coltelli”. Viviamo in un mondo in cui la cultura viene osteggiata e l’ignoranza esaltata. E lui, 22enne appassionato di poesia, ha voluto mandarci un messaggio: la cultura è libertà, abbatte i muri, combatte la totale spersonalizzazione di sé stessi.
I miti dei giovani di oggi sono gli esponenti della trap: un sottogenere del rap in cui non ci sono ideali e messaggi positivi. Gli argomenti sono gli stessi in ogni canzone: soldi, droga, alcol, vita di strada e donne viste come oggetti sessuali. E i ragazzini nascono con l’idea che se non hai il vestito firmato come il loro e non ti droghi, sei uno sfigato.
Il più importante esponente di questa scena, Sfera Ebbasta, in una delle sue canzoni più famose, “Sciroppo”, canta: “Sciroppo cade basso come L’MD […], bevo solo Makatussin nel bicchiere […], droga, moda, rosa la mia soda”, promuovendo così il consumo della “Purple Drank”, una droga ricreativa composta da sciroppo per la tosse a base di codeina e Sprite.

Piaga che Anastasio denuncia in “Correre”, singolo pubblicato lo scorso febbraio: “Tuo figlio idolatra un idiota che parla di droga e di vita di strada”.
Questo brano parla di vuoto generazionale, ancora più acuito dai social, in cui “siamo chiunque e non siamo nessuno” e che rappresentano una fuga dalla vita reale: “passo le ore a aggiornare una pagina solo a vedere chi mi ama e chi no, bruciano gli occhi, lo schermo mi lacera, guardo la vita attraverso un oblò”.
Commentando la canzone in un’intervista per “Corriere.it” Marco, questo il suo nome, diceva: “Io non ce l’ho con i trapper, piuttosto me la prendo con i genitori che non si accorgono che i loro figli non hanno più modelli positivi con cui confrontarsi. Dovrebbero fare i genitori, non gli amici, discutendo con loro della totale mancanza di spessore di Sfera Ebbasta: dimostrarsi complici, condividendo questa passione giovanile, non produce nulla di buono”.

E il nostro augurio è che, anche grazie al prossimo Festival di Sanremo in cui il rapper-cantautore napoletano sarà in gara con “Rosso di rabbia”, i genitori dei nostri giovani accolgano questo appello: togliete la trap dalle cuffie dei vostri figli, educateli alla buona musica. A un rap che trasmette ideali e stimola la riflessione. Fategli conoscere Anastasio.

I commenti sono chiusi.

Blog su WordPress.com.

Su ↑

Crea il tuo sito web con WordPress.com
Crea il tuo sito
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: