Del grande ritorno di Gianluca Grignani e di quanto è attuale oggi quella sua “Fabbrica di plastica”

È uscito il primo giorno dell’anno “Tu che ne sai di me”, il singolo che segna il ritorno di Gianluca Grignani a 6 anni dall’ultimo disco di inediti “A volte esagero” e che anticipa un triplo concept-album, “Verde smeraldo”, la cui prima parte uscirà nel 2020.
Ma prima di parlare di questo nuovo brano vi facciamo prendere la macchina del tempo.

Siamo nel 1996. Gianluca arriva dal successo del disco d’esordio “Destinazione paradiso”. 2 milioni di copie vendute e un carico di canzoni immortali al suo interno: la traccia che dava titolo al disco, “La mia storia tra le dita” e “Falco a metà”, ma anche “Primo treno per Marte” e “Una donna così”. È un Grignani idolo delle ragazzine, tra Sanremo, varie ospitate televisive e copertine di riviste.
La sua casa discografica, la Polygram, gli chiede un secondo album che si indirizzi sempre più verso quel target. Lui si ribella all’idea, chiede di averne il pieno controllo artistico, entrando in conflitto con l’etichetta e con il suo produttore Massimo De Luca, e pubblica un progetto rock, aggressivo, psichedelico, totalmente fuori dai canoni commerciali.
Definisce l’industria musicale “la fabbrica di plastica” e disorienta talmente tanto il proprio pubblico da precipitare a 150.000 copie. Risultato che oggi sarebbe eccellente ma che all’epoca significava flop. Neanche un decimo delle copie vendute dal disco precedente.
Il belloccio che faceva impazzire le ragazzine si presenta nel video della title-track, che poi nel 2013 verrà eletta come miglior canzone rock italiana di sempre, con un ghigno malefico, al grido di: “Ho provato ad essere come tu mi vuoi […], prova ad esser tu quel che non sei. Io vengo dalla fabbrica di plastica dove mi hanno ben confezionato, ma non sono esattamente uscito un prodotto ben plastificato”.
Una rivolta bella e buona. Un inno al coraggio e alla volontà di essere sè stessi di cui ogni artista, per definirsi tale, non deve fare a meno.

Perché vi abbiamo fatto fare questo viaggio nel tempo? Perché volevamo dare la giusta evidenza a un gesto che oggi farebbe bene a tanti artisti “appiatiti” per seguire l’onda. E perché 24 anni dopo Gianluca si è ribellato di nuovo.
Ha scelto di ripartire da indipendente aprendo una sua etichetta, la “Falco a metà”, con cui a breve inizierà anche una carriera da produttore di nuovi talenti, e lanciando un tipo di brano, il suo primo composto al pianoforte, che non troverete mai nella classifica di quel mondo “ben plastificato” che è Spotify, oggi assoluto dominatore del mercato musicale italiano, in cui le canzoni devono essere tutte “facili” perché nascono per un pubblico che spesso non ha la preparazione per un ascolto più impegnativo.
“Tu che ne sai di me” è una canzone che sorprende e che ad ogni ascolto rivela una nuova sfumatura. A livello di sonorità si notano subito diversi cambi di registro: la partenza è soft, leggera, dà l’idea della ballad melodica finché un colpo di batteria spiazza l’ascoltatore e scandisce il cambio di ritmo. E l’evoluzione è dalle tinte rock, di quel rock che ricorda appunto “La fabbrica di plastica”: duro, veemente, aggressivo fino al finale, con gli ultimi 4 versi, parlati, supportati solamente dal suono delicato di una chitarra acustica.
Anche il testo, difficile, articolato, ha bisogno di diversi ascolti prima di essere assimilato. Il pezzo parla di una presa di coscienza, ma lo fa in modo ermetico, con diverse figure criptiche. È un ritorno decisamente notevole e ispirato, questo.

Che sia da esempio Gianluca, per tutti gli artisti. In un mondo che vi vuole tutti uguali per vendere qualche disco in più, ribellatevi, fregatevene delle mode del momento. Smettetela di fare copia-incolla. Perché l’artista che si omologa è un artista destinato a spegnersi lentamente. Solo chi ha una strada ben precisa da seguire e non la perde mai è destinato a vivere, e soprattutto ad essere ricordato nel tempo. E Grignani ci ha dimostrato di essere più vivo che mai.

I commenti sono chiusi.

Blog su WordPress.com.

Su ↑

Crea il tuo sito web con WordPress.com
Crea il tuo sito
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: