Sanremo, quando Bianca Atzei pianse sul palco e perché la giuria della sala stampa andrebbe abolita

Premetto, per trasparenza, che l’esempio di cui farò uso per manifestare una mia opinione è legato a un’artista che mi sta molto a cuore. Ma questo non mi influenza, ha solo rafforzato ancora di più una convinzione che ho sempre avuto: le canzoni nascono per la gente, quindi perché al Festival di Sanremo viene data una grande importanza alla sala stampa?

Partiamo. Nel 2017 Bianca Atzei si presenta all’Ariston con “Ora esisti solo tu”. Il brano al pubblico piace subito, balza ai vertici delle classifiche sia di vendita che radiofoniche e col tempo si affermerà come una delle canzoni più amate degli ultimi anni. La critica però s’impunta perché non vuole l’interprete in gara, “colpevole”, secondo loro, per il sostegno datole da RTL 102.5. Escono titoli bizzarri e offese all’artista stessa, come gli inviti a cambiare mestiere e il “Bianca Atzei da accanimento terapeutico” de “Il Fatto Quotidiano”. E, durante la seconda serata, contribuisce a mandarla a rischio eliminazione. In quel momento la sala stampa si lascia andare ad un gesto che di professionale non ha nulla: esulta come a un gol in finale di Champions League della propria squadra del cuore.
Il giorno dopo Bianca verrà ripescata grazie al pubblico che con il televoto la piazza al primo posto. Arriviamo all’esibizione del venerdì: dopo il primo ritornello parte uno scroscio di applausi da parte della platea dell’Ariston, quasi a difenderla, a dirle “sei brava, fregatene delle cattiverie”. Bianca si emoziona, non riesce a trattenere le lacrime, esplode in un pianto sincero, trasparente, ma riesce comunque a portare a termine l’esibizione.
Qualche giorno dopo, in un’intervista sulla radio di Lorenzo Suraci, al giornalista Fulvio Giuliani che si chiedeva se quella commozione fosse frutto delle cattiverie subite nella settimana sanremese la stessa Bianca risponderà: “In questi anni la critica mi ha sempre massacrata. Nella mia commozione di venerdì c’è anche questo, ho sentito l’applauso del pubblico a metà canzone e mi sono commossa. Bisogna essere forti perché chi esagera ha fatto anche ammalare le persone, pensiamo a Mia Martini”.

Esagerazioni che la cantautrice di origini sarde aveva già subito 2 anni prima, a Sanremo 2015 in cui era in gara con “Il solo al mondo”. Lì alcuni giornalisti si vantavano sui social di voltare le spalle alla sua esibizione perché le imputavano di non avere le carte in regola per essere in gara tra i “Big”.
E qui mi chiedo: perché l’anno scorso lo stesso atteggiamento non è stato riservato a Motta, agli Ex-Otago, a Ghemon? Perché oggi la stessa “colpa” non viene attribuita a Rancore, a Junior Cally e a Paolo Jannacci? Tutti artisti che sbarcheranno in Riviera con risultati decisamente inferiori a quelli avuti da Bianca prima dell’esordio all’Ariston, forte del disco d’oro con “La paura che ho di perderti” e delle 17 milioni di visualizzazioni su YouTube. Oppure, perché un’artista lanciata da Amici può essere considerata subito “Big”, mentre una lanciata dalle radio non può esserlo? La risposta è una sola: pregiudizi. Tristi pregiudizi.

Gran parte della critica musicale italiana è questo: preconcetti, snobismo e antipatie personali. Alcune canzoni sono considerate già belle ad agosto, ancor prima di essere inviate al direttore artistico; mentre altre, come quelle di Bianca in questo caso, sono già brutte ancor prima di essere ascoltate.
È giusto quindi che una giuria simile possa ribaltare completamente il voto popolare, come avvenuto l’anno scorso con la vittoria di Mahmood contro Ultimo (il primo con un 13% al televoto e il secondo con un 48%), provocando una netta discrasia tra popolo ed élite?
È giusto dare tutto questo potere a una giuria in cui figurano alcuni personaggi che, nella stessa edizione, urlavano insulti riprovevoli a Il Volo (“merde”, “vaffanculo”, “in galera”), anziché portare rispetto a un trio che porta la nostra musica in tutto il mondo?
No, non lo è. Perché il loro voto non potrà mai essere considerato oggettivo. E tutto questo rende il Festival poco sano.

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