Sanremo 2020, Ghali e quel concetto di superospite che perde tutto il suo valore

È stata annunciata oggi, a sorpresa, la presenza di Ghali sul palco del prossimo Festival di Sanremo. Il rapper parteciperà, in qualità di superospite, alla quarta serata di venerdì 7 febbraio presentando un medley di alcune sue canzoni e il secondo estratto del suo nuovo album, “DNA”, in uscita il 20 febbraio. Aggiungendosi così agli altri cantanti già annunciati come ospiti: Tiziano Ferro, Gianna Nannini, Mika, Lewis Capaldi, Dua Lipa, Johnny Dorelli, Albano e Romina e i Ricchi e Poveri.

Una notizia che ci ha lasciato francamente basiti. Il concetto di superospite dovrebbe considerare solo artisti che hanno scritto pagine importanti di storia della musica italiana o internazionale. Un ospite è lì per dare lustro alla kermesse, arricchirla, regalare performance destinate a rimanere nell’immaginario collettivo. Non a caso, negli anni ’80 in Riviera sono passati i Queen e i Depeche Mode, negli anni ’90 Madonna, i R.E.M. e David Bowie, nei primi anni 2000 gli Oasis, Eminem, Alicia Keys, i Cranberries e tanti altri. E quando erano coinvolti artisti italiani, si trattava di Lucio Dalla, di Ivano Fossati, di Franco Battiato. Ora abbiamo Ghali. Un artista che ha appena iniziato, con un album pubblicato e un solo vero successo riconosciuto dal pubblico, “Cara Italia”.

L’anno scorso aveva suscitato diverse polemiche la presenza tra gli ospiti di Alessandra Amoroso, che però aveva già 10 anni di carriera alle spalle, innumerevoli dischi di platino e diversi tour sold-out. Non le mancavano le carte in regola, che il trapper di origini tunisine non ha. Ghali non è ancora un top player. E non è neanche in forte ascesa visto che, con gli ultimi singoli pubblicati, vedi “Turbococco” della scorsa estate, ha parecchio zoppicato. E, in virtù di questo, avrebbe dovuto gareggiare. Che senso ha invitare come ospite un artista a cui è mancato il coraggio di mettersi in gioco?

Questa ospitata crea un precedente: non dà più valore all’etichetta di superospite. Non avrà più alcun senso. Non c’è più distinzione tra chi è ospite e chi è in gara. Merita più Ghali questa aura di chi il Festival l’ha già vinto, come Francesco Gabbani e Marco Masini? E di Rita Pavone con i suoi 50 milioni di dischi venduti in carriera?
Capiamo che con un disco in uscita è meglio per lui, miglior trattamento, nessun rischio e ottima promozione davanti ad almeno 10 milioni di spettatori. E una vetrina simile accontenterà parecchio la sua etichetta discografica. Ma così Amadeus trasforma il Festival di Sanremo nel “Coca Cola Summer Festival”.

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