BIAGIO ANTONACCI – CHIARAMENTE VISIBILI DALLO SPAZIO: la recensione

Intimo, essenziale, minimalista: sono questi i primi tre aggettivi che vengono in mente per descrivere “Chiaramente visibili dallo spazio”, quindicesimo album di inediti di Biagio Antonacci, pubblicato lo scorso 29 novembre, a due anni da “Dediche e manie”, e prodotto insieme a Taketo Gohara e Placido Salamone.
Un disco volutamente scarno, senza sintetizzatori e artifici elettronici, con lo scopo di mettere in evidenza la parte più poetica del cantautore milanese. E il discorso è già evidente nella prima traccia del progetto, “L’amore muore”, in cui emerge subito l’intento di rimettere al centro i sentimenti (“esserci, tutto sommato è sempre meglio esserci, con la testa o solo con l’ipotesi”) in un mondo in cui contano sempre meno (“ci sono troppi detti inutili, in questi bar che fanno la politica, ci sono esempi sempre meno utili, accendi un cero che l’amore muore”).

Sentimenti, amore e quotidianità che tornano in tutto l’album: se “Beata te” racconta l’atteggiamento cinico di una donna nei confronti degli uomini “che illudi, che usi perché stupidi”, e “Averti” narra l’amore, quasi possessivo, nei confronti di una persona che si desidera al proprio fianco, con la disillusione finale (“e camminerò, a fianco e mai vicino”), “La vanità” è invece il trionfo della passione (“come godi me non hai goduto mai”).
Un Biagio dalle tinte più “asciutte” che però non dimentica i suoi viaggi nelle atmosfere più rock, che qui sono evidenti in “Non è sbagliato dirsi ciao”, e in quelle più ritmate di “Per farti felice”. Che con quel “comincio a ballare a culo col mondo” e la forza di un ritornello in grado di incollarsi in testa al primo ascolto, ha tutte le caratteristiche per ripetere il successo di alcuni suoi tormentoni del passato, come “Non vivo più senza te” e “Convivendo”.

“Ci siamo capiti male” è il primo singolo estratto, ballad non convenzionale in cui il racconto struggente di una storia ormai logora (“amore mio non posso perderti, non ho più voce per convincerti”) viene contrapposto alle atmosfere latine, solitamente utilizzate per pezzi dal tono più scanzonato. Il brano attualmente in radio, “Ti saprò aspettare”, nel cui video recita Gianluigi Buffon, è invece la classica canzone d’amore à la Antonacci, con uno stile narrativo che lascia spazio ad immagini semplici ma poetiche: “Le tue vertigini un sintomo d’altezza, che non è misurabile né in metri né in centimetri, è solo che sei alta e il cielo sfiori”.

Tra gli episodi più riusciti c’è sicuramente “Parigi sei tu”, un invito a prendere in mano la propria vita (“sei tu l’occasione per rendere tutto migliore”), che contiene il campionamento di “Non, je ne regrette rien” della leggendaria Edith Piaf.
“Una brava persona” è invece una chiusura che assume il ruolo di riassunto per un lavoro così riflessivo e maturo, un omaggio alle persone perbene, a chi fa del lavoro la propria causa di vita (“lavori anche quando potresti dormire, lo stipendio si sa che non basta”), ma senza dimenticare l’amore per la propria famiglia che, quando ride, “è un traguardo e tu sei un re”.

“Chiaramente visibili dallo spazio” sarà presentato per 20 date, dal 29 settembre al 25 ottobre, al Teatro Carcano di Milano. Una fuga dalle grandi folle degli stadi e dei Palasport a cui Biagio è solitamente abituato. E questa scelta è emblema di un progetto volutamente minimalista, poco ruffiano e molto lontano dai canoni musicali di oggi. E, per questo, coraggioso.

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