J-AX – REALE: la recensione

A 5 anni di distanza da “Il bello d’esser brutti”, con l’intermezzo della collaborazione con Fedez in “Comunisti col Rolex” (2017), torna J-Ax con un nuovo album di inediti: “ReAle”. Il gioco di parole del titolo è perfetta rappresentazione di un lavoro con cui vuole confermarsi numero uno del rap italiano, mettendo al primo posto la sincerità. Un disco completo, senza peli sulla lingua, tra attualità, riscatto sociale e introspezione, ma anche la leggerezza della hit “Ostia Lido” e di “Per sempre nell’83” in duetto con il Pagante, una delle tante collaborazioni presenti nel progetto.

Sorprende molto quella con i Boomdabash, “Beretta”, in cui le atmosfere fresche e reggae della band salentina si incontrano con un testo crudo che tratta un argomento su cui si è molto discusso negli ultimi tempi: la legittima difesa. Una storia di botte, di una ragazza costretta a coprire “i lividi col trucco”, di inutili denunce al compagno (“averlo denunciato a lei non è servito molto, anzi dopo le ha girato il polso e gliel’ha rotto”) e di una decisione finale con l’aiuto di una pistola: “quindi lei gli ha fatto un buco nella testa”.
Gesto che viene giustificato perché “di sicuro non la picchiera più”.
Attualità politica che torna anche in “Siamesi”, duetto con Paola Turci, che è una condanna al razzismo. In un periodo in cui “i terroni di oggi sono i neri, un nemico comune ci ha resi coesi” e “le donne vanno protette dal selvaggio, ma se ti violenta un italiano un po’ te la stavi cercando”, in realtà “sotto il cielo siamo tutti dei bambini”.
Le due canzoni mostrano come il rapper milanese sia un libertario, con idee sia di sinistra che di destra.
Tra le altre collaborazioni segnaliamo “Fiesta” con Il Cile, pezzo che si candida già ad essere uno dei tormentoni della prossima estate e a ripercorrere il successo di “Maria Salvador”, il tormentone dell’estate 2015 inciso proprio con il cantautore aretino che è presente in “ReAle” anche come autore di “Cuore a lato”, in cui si sente parecchio la sua brillante poetica e in cui la voce roca e profonda di Enrico Ruggeri è perfetta per dare voce a un testo così spigoloso: “Cuore in regalo alla platea puttana, in cambio di lacrime e gocce di Xanax”.

Il compito di lanciare il progetto è spettato a “La mia hit”, in duetto con Max Pezzali, in cui gli amori della propria vita vengono utilizzati per fare una fotografia della scena musicale odierna. Dallo sdoganamento in radio degli artisti indie (“la credevo indipendente ma era diventata pop e i deejay se la passavano tutti nella consolle”) ai numerosi tormentoni che vengono lanciati ogni estate (“non siamo Benji & Fede ma tu dimmi dove e quando, vino salentino e mambo ad Ostia Lido a fare su e giù sul mio jambo”), fino a un dissing alla trap (“hai scelto me non questi coi denti da latte, che durano poco come il singolo di un trapper”).
L’analisi all’industria musicale odierna si nota anche in altri due brani del disco: “Mainstream” e “Reale”. La prima è un’analisi dell’ascesa di un artista, dalle 16 persone del primo live ai palazzetti pieni. Un percorso in cui però “il popolo ti ama, ma la gente più alla moda ti dà contro” e dove, tristemente, “quando sei il numero uno vuol dire che sei morto”.
Mentre la title-track è una rivendicazione di sé stessi, ponendosi in contrapposizione ai bellocci amati dalle ragazzine (“il successo lo fai solamente per il tuo faccino, io vendo anche se in foto faccio schifo”), e dei risultati raggiunti nella propria carriera (“un prodotto tutto costruito non è mica una cattiva idea, ma vedi la differenza è che tu sei Brico, io c’ho tirato su un impero, come l’Ikea”).

Ma c’è spazio anche per il racconto della propria interiorità. La già conosciuta “Tutto tua madre” è un intenso racconto sulle difficoltà avute, tra aborto e “punture in pancia” ricevute dalla compagna, per avere un figlio, fino alla realizzazione del “miracolo”: il piccolo Nicolas nato nel febbraio 2017.
Con “Sarò scemo”, invece, chiede al proprio pubblico di ricordarsi “di me quando mi schianto contro il suolo perché io i salti nel vuoto mai li faccio per lavoro”. Ed è un brano che può già essere collocato, senza sfigurare, tra i suoi classici più intimi, come “Dentro me” e “Intro”.
“Quando piove, diluvia”, infine, è il racconto di un periodo difficile della propria vita a livello lavorativo, che coincide con la chiusura dei rapporti con Fedez e l’uscita dall’etichetta “Newtopia”. Un periodo a cui sono seguite una serie di “sfighe” che “son sorelle che viaggiano sempre insieme”, con un controllo della Guardia di Finanza, chiuso poi con un esito positivo, e un’analisi sull’erba legale che produce, la “Maria Salvador”, accusata da un’azienda concorrente di avere un THC sopra la soglia. Accuse che avrebbero potuto provocargli un arresto, ma che poi si sono rivelate false.

Un momento negativo che ha bloccato l’ispirazione dello “Zio” del rap italiano (“Prendo il foglio ma quello che scrivo mi fa schifo”) e in cui aveva “un posto al sole ma il cuore pieno di ombre”.
Il risultato finale però dimostra che ora di ombre nel suo cammino non ce ne sono più. Un lavoro notevole, tra i più ispirati della sua carriera quasi trentennale, che documenta ancora un grande fervore creativo.
Sì, a 47 anni J-Ax mette ancora in fila tutta la scena rap italiana.

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