ABBIAMO QUALCOSA DA DIRCI (“Musica che unisce”)

“Abbiamo qualcosa da dirci” è un libero sfogo. Un flusso di pensieri che troverete occasionalmente su queste pagine. Oggi commentiamo l’evento andato in onda ieri sera su Rai1: “Musica che unisce”.

Nobile l’intento di donare fondi alla Protezione Civile impegnata nella lotta all’emergenza Coronavirus e originale l’idea del collage di esibizioni dalle case degli artisti. Una dimensione intima, una narrazione coerente con il periodo che stiamo vivendo e diversi momenti con una forte carica emotiva, uno tra tutti l'”Hallelujah” interpretato da Ermal Meta.
Uno show fortemente legato al progetto “#iosuonodacasa”, nato da un’idea di Franco Zanetti, direttore di “Rockol.it”, con i concerti “casalinghi” dei cantanti via social per sostituire quelli dal vivo, attualmente sospesi.
E che, pertanto, rivelava un’assenza inspiegabile: quella di Federico Zampaglione dei Tiromancino, il primo artista ad aver aderito all’iniziativa con un live chitarra e voce di 2 ore in diretta su Facebook.
Ma ciò che è veramente mancato agli organizzatori è il coraggio.

Sarebbe stata infatti la giusta occasione per dare voce ad artisti che non frequentano abitualmente la tv, ma che avevano un forte messaggio di speranza da trasmettere. Pensiamo a Nesli con la sua “Andrà tutto bene”, ad Aiello con “Il cielo di Roma”, a Mr.Rain con “Fiori di Chernobyl”, ai Modà con “Salvami”, a Luca Dirisio con “La mia gente”, al brano che Il Cile e Pianista Indie hanno composto in diretta su Instagram e che sarà pubblicato a breve.
Incomprensibile poi l’assenza di Roby Facchinetti con la sua “Rinascerò, rinascerai”, scritta appositamente per la sua Bergamo così tanto ferita. Era così difficile trovare spazio per loro, visti i numerosi artisti chiamati a bissare? E non sarebbero stati più adatti di alcuni brani sentiti ieri che, francamente, poco c’entravano con il contesto, come “Rapide” e “Il Nilo nel Naviglio” di Mahmood, “Chosen” dei Maneskin, “Il sudore ci appiccica” di Francesco Gabbani e “Tikibombom” di Levante?

“Musica che unisce”, è vero. La musica unisce. Ci rende tutti uguali. In questo mese ha azzerato ogni distanza: la casa degli artisti è diventata una casa tra le tante case. Una casa confortevole, dove trovare un abbraccio, una speranza, una fuga dalla realtà.
Una casa le cui porte sono state aperte da tutti, ma solo sui social. In tv no.
La tv è ancora troppo legata ai meccanismi discografici, a chi è affiliato ai giri che contano e a chi no, alla legge del pesce grosso che mangia pesce piccolo.

E questo show non ha fatto altro che sbatterci in faccia questa triste realtà di un mercato discografico che non vuole guardare oltre quei soliti nomi che sentiamo tutti i giorni. Forse è sbagliato polemizzare su un evento con uno scopo così lodevole, ma è sicuramente più sbagliato far passare l’idea che in Italia, anche per fare beneficenza, per gli artisti sia necessaria una produzione forte alla spalle.

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