Amadeus, porta Luca Dirisio al prossimo Sanremo

Sono nato nel 1992 e gli anni tra fine ’90 e inizio del nuovo millennio sono stati quelli delle mie prime scoperte musicali. Passerò per demodé ma sono tempi a cui guardo con nostalgia e un pizzico di amarezza: proposte autentiche, sincere, genuine, quindi lontanissime dal modo di fare musica di oggi, e quell’idea di successi che nascevano spontanei.
Concetti che esprimono al meglio la storia di Luca Dirisio: esplode nel 2004, “Calma e sanguefreddo” diventa il tormentone dell’estate e gli fa vincere il premio “Artista rivelazione dell’anno al Festivalbar”. Il tormentone a volte può trasformarsi in una gabbia dorata: si fatica ad andare oltre e non basta per costruirsi una carriera solida. Non è il suo caso: la sua scrittura diretta, incisiva, profonda e solo apparentemente leggera, conquista tutti e gli consente di confermarsi con l’album di debutto “Luca Dirisio” e i successivi “La vita è strana” e “300 all’ora”, e brani come “Il mio amico vende il tè”, “Usami”, “Sparirò”, “Se provi a volare”, “La ricetta del campione” e “Nell’assenzio”.
Successi costruiti quando la gente i dischi li comprava ancora: l’acquisto di un album era sempre una scelta ben ponderata, dava un certo peso al lavoro dell’autore e dipendeva solo dal valore artistico del progetto. Non erano 20 euro spesi per farsi una foto con il cantante, non erano click senza impegno su YouTube o Spotify o numeri gonfiati da una playlist.

Pagherà nel decennio successivo l’arrivo impetuoso di nuove tendenze che hanno provocato un vasto cambio generazionale e la scelta di non piegarsi mai alle logiche di un mercato che ha denunciato in prima persona (ascoltatevi “La musica in coma”) con una pausa discografica durata ben 8 anni e intervallata solo da una manciata di singoli.
Pausa interrotta nell’autunno scorso da “Bouganville”, il suo quinto album di inediti uscito su etichetta “Ahead of Time” e alla cui produzione vede il ritorno di Giuliano Boursier, suo primo produttore.
“Bouganville”, come la pianta che d’inverno si finge morta per poi risplendere di nuova vita in estate qui utilizzata come metafora del suo lungo silenzio musicale, in cui molti l’hanno dato per disperso, è un disco che rimanda a scuola il pop italiano d’alta classifica: grande varietà di stili e di argomenti, cantato e scrittura ancor più decisi e maturi rispetto al passato.

Se il primo estratto “La mia gente” è un incalzante pop-rock dedicato al suo Abruzzo a volte tradito dalla natura e rappresenta “la voce degli abruzzesi che urlano sotto le macerie dell’Aquila e di Rigopiano”, il secondo (“Come il mare a settembre”) è una delicata ballad d’amore che fa uso di una melodia dolce e malinconica.
“Occhi negli occhi”, attualmente in rotazione radiofonica, è una dedica – così come “Orsa maggiore” – alla moglie Didì, a cui augura di trovare insieme un posto migliore per vivere in “pace totale”; mentre in “Carta da stracciare” troviamo il Dirisio più tagliente con una critica a una società superficiale e corrotta e una rivendicazione di sé stesso: “Mi hanno proposto di cedere ma ho risposto affanculo, perché ho il cuore di uno zingaro e gli zoccoli di un mulo”.
È un disco in cui trovano spazio anche testi molto descrittivi, come quella “Roma” raccontata in tutta la sua bellezza non rispettata da chi la governa, o la vita di un senzatetto narrata nelle atmosfere folk di “Whisky”, novità a livello sonoro nel suo repertorio così come lo swing di “Stare bene” e che mostrano un grande lavoro di ricerca musicale.

“Bouganville” è manifesto di come non sia passato il tempo del pop, basta essere bravi a cercare quello fatto bene. È solo passato il tempo di proporlo al grande pubblico. E qui arriviamo al punto.
In un’intervista che potete facilmente trovare su Google, rilasciata in occasione dell’uscita del disco, Dirisio dichiarava che il suo manager “ha presentato un mio brano per Sanremo. La giuria ha detto che il pezzo è molto bello però a livello di popolarità si potrebbe trovare qualcosa di migliore”.
Il nostro allora è un appello: Amadeus, stavolta fottitene della popolarità. Se il tuo primo Sanremo è stato attento solo a mode del momento, talent, radio e social per garantirti ascolti facili, il secondo deve essere quello del coraggio. Del rompere gli schemi. Della scommessa su almeno 5-6 nomi fuori dalle solite élite. E uno di loro deve essere questo cantautore abruzzese, che in “Niente” – ultima traccia di “Bouganville” – canta: “E ora che non ho niente e posso solo sognare, spingimi nel buio adesso e mi vedrai volare. Non voglio essere niente e non chiedo niente a nessuno, io voglio stare da solo, lontano dal mondo, perché è più sicuro”.
Preferisce essere “niente” e non chiedere niente a nessuno prima di far parte di un sistema malato e basato su likes, abbagli e finzione.
E quindi noi lo chiediamo per lui: Amadeus, prendilo a Sanremo. Dirisio non è mancato per così tanti anni per mancanza di ispirazione o perché aveva già dato tutto. Pensavamo di averlo già sentito il miglior Dirisio, e invece no. Ce l’abbiamo qui. È pronto. Gli manca solo un’occasione, una grande vetrina.
Amadeus, spingilo nel buio adesso e lo vedrai volare.

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