Ultimo e la sua penna inconfondibile

“Chissà da dove arriva una canzone”, se lo chiede Fiorella Mannoia nel nuovo singolo pubblicato oggi e scritto da Ultimo, in cui si trovano molti punti cardine della poetica del giovane cantautore romano, abile a rendere inconfondibile la sua penna anche quando compone per altri.

“E come fanno le onde a mantenere la stessa rabbia senza mai volare”.
Volare. Concetto che ritroviamo in molte sue canzoni. “Sono nato con la voglia di strafare e col bisogno di volare”: un manifesto.
Volare come sinonimo di evasione (“La barca che vola se non trova il suo mare”) e di libertà (“L’anima che chiusa vola”, scriveva per Bianca Atzei), ma anche di ambizione (“Sognavo di vivere in alto, di mostrare che ero un vincente”) e di realizzazione dei propri sogni senza mai dimenticare i valori con cui si è nati (“Che per stare in pace con te stesso e col resto puoi provare a volare lasciando a terra te stesso”).
Volo. Sogni. Vita. Concetti che nelle sue canzoni non sono mai slegati. “Ho bisogno adesso di un sogno”, “Ho sempre rinchiuso vita e sogni nel palmo della mano”: sognare è fondamentale per vivere.

E cos’è la vita per Ultimo? Qual è il significato della nostra esistenza?
“La vita è una commedia al buio dove per ridere serve del trucco”, fa cantare a Fiorella Mannoia. Concetto molto vicino a “Tanto è un gioco l’esistenza ed ogni scelta è un nuovo passo” e “La vita la puoi comprendere solo se senti il vuoto”. Commedia. Gioco. Vuoto. Una vita spesso irrisoria, dove non sai mai ciò che ti accade e che per viverla bisogna prima saper soffrire. E dove è impossibile trovare risposte e avere certezze: “Siamo biglie nel vento senza regole”.

E in questo continuo senso di inquietudine il cantautore romano si appella spesso alla natura, quasi a chiederle protezione: le stelle a cui – nella canzone regalata all’interprete rossa – chiede il dono di “farsi più avanti e superare il cielo” sono le stesse che “se alzi il braccio puoi prenderle tutte” di “Peter Pan”. Il vento che cerca la Mannoia è lo stesso a cui Ultimo chiede “di essere bravo, portarmi altrove per sentirmi vivo”. E il mare “per un marinaio che lo aspetta calmo al suo risveglio” assume la stessa funzione di rifugio che aveva in “Farfalla bianca”: “Ti prego, mi porti al mare? Avrei bisogno solo di capire se è giusto vivere quel che rimane”.

“E questa sera non voglio mentire, solo guardarmi dentro per cambiare”.
Cambiamenti e interiorità umana, elementi anche questi molto frequenti nella sua poetica. “Racconterò che ci ho provato a cambiare quello che ero, quando a scuola io scappavo e il mondo era un punto nero”, “Che poi io di perfetto non ho proprio niente”, “Chi si vanta di esser forte ed io che invece incido un’altra debolezza”: il coraggio di mostrarsi senza veli, di non nascondere le proprie fragilità, di ammettere i propri errori e provare e migliorare. Aspetti più volte affrontati nel panorama musicale italiano, ma che lui riesce a raccontare con guizzi sempre diversi.

Ultimo ce l’ha fatta perché, raccontando sè stesso, racconta in realtà tutti noi: le sue canzoni sono fotografie dell’animo umano nella sua interezza. È un “poeta che bacia il dolore” che scrive solo per il bisogno di farlo: “Ho sempre scritto forse per sentirmi meno solo”. E lo fa seguendo il suo credo: “Mischiarsi con la gente è il sogno di chi non ha idee”. Così la sua proposta è diventata in breve tempo un diamante in un letame di proposte dozzinali e tutte uguali.
A soli 24 anni la sua penna è compiuta e matura come raramente si è visto in passato, e può già essere considerato il degno erede di un certo tipo di cantautorato. Perché possiede la fragilità di Vasco, la fantasia di Battisti, la tendenza lirica di Venditti e il gusto melodico di Cocciante.

Ultimo viene schifato solo dalle vittime di una superficialità dilagante e da chi non gli ha ancora perdonato quel famoso sfogo in conferenza stampa dopo la finale di Sanremo, dimenticandosi che lui è ciò che canta nelle sue canzoni. “Vado a vincere e torno, Mamy”, “Da sempre io punto all’eccellente, se devo avere poco scelgo di avere niente”: personalità, fame, verità.
E non poteva che essere quella la reazione di un ragazzo che si è sempre posto senza alcun filtro, e che in quel momento si era appena visto strappare dalle giurie una vittoria che per il pubblico sarebbe stata schiacciante.
Sarà anche il caso di dimenticarvi quell’episodio, altrimenti vi perdete la cosa più bella che, di questi tempi, poteva accadere alla musica italiana: il suo talento.

I commenti sono chiusi.

Blog su WordPress.com.

Su ↑

Crea il tuo sito web con WordPress.com
Crea il tuo sito
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: