Farla fuori dal vaso: il CEO di FIMI invita Carone a imparare da Angela da Mondello

Angela da Mondello, quella di “Non ce n’è coviddy”, ha pubblicato una canzone e nei giorni scorsi Pierdavide Carone ha diffuso sui suoi social un condivisibile messaggio molto critico nei confronti del gregge colpevole di averle dato spazio, ignorando chi invece lo meriterebbe.
“C’è un ceto medio nella musica, non ancora big da poter avere spazi radio-TV importanti, non più giovane da poter avere spazi radio-TV loro dedicati. C’era solo un cuscino per loro, la festa di piazza, ora non c’è più nulla. Parlate di loro invece di quella cogliona di Mondello”, questo il testo del post che su Twitter ha provocato una discussione tra Massimiliano Longo, direttore del sito “All Music Italia”, e Enzo Mazza, CEO di FIMI (federazione che rappresenta circa 2500 imprese produttrici e distributrici in campo musicale e discografico, nonché fonte ufficiale per la monitorazione di vendite e distribuzione delle pubblicazioni discografiche in Italia diffondendo classifiche e certificazioni ufficiali).

Mentre il primo ha applaudito il cantautore, il secondo ha invece giudicato anacronistico l’appellarsi a radio e tv (“Ancora si parla di spazi radio e tv… Come negli anni ’80”) e, da fiero sostenitore di TikTok e delle piattaforme streaming, ha aggiunto quanto il social cinese sia una potenza di fuoco per la diffusione musicale e quanto le nuove tendenze abbiano dato modo a molti giovani di sfondare senza passaggi radio e tv. Dichiarazioni che, dette da un’alta carica di una federazione musicale, sono pericolose. Vediamo perché facendo un esempio.

Diodato nell’ultimo anno ha visto finalmente riconosciuta la sua lunga gavetta grazie al Festival di Sanremo. Siamo sicuri che senza esposizione televisiva avrebbe raggiunto gli stessi risultati? Siamo sicuri che un brano come “Fai rumore” avrebbe avuto la stessa risonanza con la promozione di un tiktoker? No, anzi. Senza tv si sarebbe ritrovato anche lui in quel “ceto medio” indicato da Pierdavide Carone.
La musica non è un tutt’uno: ci sono diversi generi e diversi tipi di pubblico a cui vengono rivolti. Se la trap ha trovato nel pollice dei ragazzini la sua isola felice, il cantautorato ha bisogno di palchi rivolti a un pubblico più ampio e eterogeneo, e di ascoltatori più preparati. Perché altrimenti “L’amore sublime”, ultimo singolo di Renato Zero, è balzato al terzo posto su ITunes (piattaforma che, pur essendo in disuso, rispecchia più in generale il gusto degli italiani perché non influenzata da playlist e non rivolta quasi totalmente al target adolescenziale come Spotify) solo dopo l’ospitata a “Tale e Quale Show”?
Gli artisti che hanno fatto la storia non sarebbero mai emersi grazie a TikTok, e che chi dovrebbe tutelare gli interessi della musica italiana non sappia fare queste distinzioni è particolarmente grave.

Ma Mazza non si è limitato qui e ha chiosato con un “io imparerei molto dalla tizia di Coviddy e non scherzo”.
Un palese autogol che l’ha fatto diventare emblema del perché la musica stia andando a puttane: perché ai vertici viene vista solo come una macchina da soldi. Meglio il fenomeno passeggero facilmente vendibile e da spolpare che un progetto a lungo termine. La musica è ridotta solo a un prodotto da vendere, non importa la qualità ma solo il profitto.
Angela da Mondello cavalca l’onda sfruttando un pubblico abituato al grottesco e alla volgarità, la sua ignoranza è diventata marketing per avere vantaggi economici. E in questo è stata senz’altro furba. Ma la musica non è questo. Non è marketing. Non può e non deve esserlo. E chi la vede così è responsabile del grosso impoverimento culturale e qualitativo che ha avuto negli ultimi anni.
E la risposta di Carone, che non si è fatta attendere, dice proprio questo: “E il governo dovrebbe aiutarci? E perché? Perché aiutare qualcuno che non è neanche in grado di aiutare sé stesso? Quando un’alta carica di una federazione MUSICALE difende chi sa usare uno smartphone e non chi sa usare una chitarra, non meritiamo nessun aiuto. #lamusicaèfinita”.
Sì, la verità è che, finché sarà in mano ai Mazza, la musica è finita.

I commenti sono chiusi.

Blog su WordPress.com.

Su ↑

Crea un sito web gratuito con WordPress.com
Crea il tuo sito
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: