Il rock che batte la trap: ecco i veri vincitori di X-Factor 2020

Rock vs trap: 1-0.
Diteglielo ai discografici che vogliono estinguere le chitarre, diteglielo a chi pensa che il futuro della musica sia solo nello streaming, diteglielo ai cultori dell’autotune.
Diteglielo che ieri sera a X-Factor due ragazzi marchigiani di 24 e 25 anni hanno ribaltato le loro convinzioni e che il tanto bistrattato rock ha superato il genere del momento.
Diteglielo che no, non è vero che al pubblico non interessa più la musica suonata; il problema è che la musica suonata non gli viene più proposta, non ha più le giuste vetrine. La gente non si è rincoglionita all’improvviso, è solo pigra, ascolta ciò che gli viene imposto perché “se passa in radio ed è primo in classifica vuol dire che è bello”. Non è vero che il resto non piace, il resto ormai esiste solo per chi è curioso.
Ma ieri il pubblico si è trovato davanti due opposti e ha potuto scegliere: la trap di Blind o l’energia dei Little Pieces of Marmelade? E ha scelto questi ultimi.
Un risultato clamoroso ben riassunto dagli occhi increduli del duo, che alla fine ha chiuso al secondo posto dietro solo a Casadilego.

Un tragitto dirompente quello di DD e Frankie – i loro nomi d’arte – che alle selezioni hanno strappato subito i quattro sì con l’inedito “One cup of happiness” per poi confermarsi ai bootcamp con un altro loro brano, “Digital cramps”, e ottenere la poltrona da Manuel Agnelli ai Last Call, questa volta con una cover (“Helter skelter” dei Beatles”). Quindi l’accesso ai live: erano i primi a dare per scontato di non riuscire ad andare oltre la prima puntata, invece il loro percorso è stato netto. Mai un ballottaggio, sempre tra i più votati dal pubblico, arrivano a duettare in semifinale con il loro idolo Alberto Ferrari dei Verdena e conquistano la playlist rock globale di Spotify con il loro inedito. Fino alla finale di ieri, dove più che concorrenti sembravano i superospiti internazionali. Già pronti, un’attitudine da professionisti, terribilmente credibili e impeccabili nella loro ruvidità. E la potenza della voce di Dany, alla faccia dell’autotune, è una boccata d’aria fresca.
La vittoria sfugge solo per pochi voti: anche qui, l’incredibile contro una proposta pop, e più rassicurante per il pubblico in chiaro di TV8, come quella di Casadilego.

Ma il loro secondo posto sa di vittoria. Perché i LPOM hanno cambiato le carte in tavola: se ne sono fottuti di un mercato che vuole proposte tutte uguali e hanno portato un genere la cui esistenza viene negata dalla discografia moderna in un talent che ha l’obiettivo di trovare una popstar, dimostrando che chi pubblica canzoncine ti fa canticchiare un mesetto ma chi suona come loro fa saltare sul divano di casa anche chi li vedeva come degli alieni, totalmente fuori contesto. E dopo questa edizione di X-Factor grazie a loro tanti musicisti avranno il coraggio di rimanere sè stessi.
Loro sono la sostanza che vince sull’apparenza: niente tatuaggi, zero importanza al look, nessun occhiolino a favore di telecamera; eppure, mentre tanti ex concorrenti di talent correranno disperatamente dietro alla strada del tormentone come unica speranza per non sparire, loro saranno lì a festeggiare i sold-out nei club.
“Chi vuol fare i tormentoni come unica ragione nella vita è liberissimo di farlo, ma c’è senz’altro una vita artisticamente possibile oltre il mercato e questa si spende soprattutto on the road e attraverso la vendita di dischi per un pubblico di nicchia”, ha detto qualche giorno fa il loro giudice Agnelli. E oggi che X-Factor è finito per loro inizia questa vita.

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