Amici 20, l’eliminazione di Leonardo Lamacchia emblema di un programma solo per ragazzine

Ad “Amici” si guarda prima la faccia, poi – molto poi – la musica. Se piaci alle ragazzine hai la strada spianata verso la finale, altrimenti duri quanto un gatto in tangenziale. Luogo comune? Snobismo? No, assoluta verità. Quest’anno si sono poi aggiunte anche le classifiche di Spotify, e quindi il gioco è fatto: un programma che guarda a un unico target. E l’eliminazione di Leonardo Lamacchia nella seconda puntata del serale è lì a dimostrarlo.

Il cantautore pugliese era l’unico di questa edizione che poteva interessare a chi ha più di 16 anni. Alle spalle già un passaggio a “Sanremo Giovani”, l’apertura dei concerti di Ermal Meta con il quale ha anche co-firmato il singolo “Ercole”, le collaborazioni con autori già noti come Oscar Angiuli, Gianni Pollex e Mauro Lusini (autore, tra le altre, di “C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones” di Gianni Morandi) e un brano – “Sottovoce” – scritto per Emma Marrone. Una lunga gavetta che si è vista tutta nel talent-show di Maria De Filippi: esibizioni sempre precise, sentite e consapevoli, ottimo gusto melodico e grande maturità nei testi dei suoi inediti, in cui ha mostrato tanta sensibilità e delicatezza in ballad come “Il Natale e l’estate” e l’ultima “Giganti’, ma anche versatilità nella più moderna “Via Padova”. E sensibilità e delicatezza sono le due cose che ha pagato: ha giocato due carte che in un contesto come quello, profondamente teen, non vengono capite, che ti fanno apparire come un pesce fuor d’acqua. “Sei troppo teatrale e antico”, “Sembri un ragazzo di 40 anni e ne hai solo 26, mi ricordi un po’ Gino Paoli e un po’ Fred Bongusto”: sono infatti queste le critiche piovutegli addosso da Anna Pettinelli. Se non utilizzi l’autotune e non parli di cose effimere sei automaticamente “vecchio”: la musica oggi ci viene raccontata così. E “Amici” non fa che amplificare questo concetto.

Quindi via Leonardo e, della sua stessa squadra, rimangono dentro Deddy – Federico Rossi esiste già – e, soprattutto, Sangiovanni.
Che vince sempre, non perde mai una sfida e molto probabilmente uscirà vincitore anche del programma. Persino il giudice Stash – lui musicista serio – guarda estasiato un pischello che sembra l’animatore di un Mini Club passato per caso su Canale 5. Che in una gara di scrittura scrive frasi imbarazzanti come “Mi faccio una doccia per toglierti dagli occhi, ma rimani come il Rimmel che cola sul mio viso”. Che in una sola serata riesce a distruggere contemporaneamente Rino Gaetano, Loretta Goggi e Adriano Celentano. E lì ti fa venire in mente Willie Peyote, quando qualche anno fa cantava: “Entro e occupo lo studio di Maria con una spranga”. Fallo Willie, fallo ora, è il momento giusto. Almeno ci togliamo subito dalle palle l’ennesimo abbaglio defilippiano che avrà la stessa durata di Riki e Biondo.

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