Non se l’è sentita l’anno scorso Fabio Rovazzi di lanciare un tormentone. Lui che dal 2016 al 2019 non era mai mancato, sfornando una hit estiva dietro l’altra (“Andiamo a comandare”, “Volare” con Gianni Morandi, “Faccio quello che voglio” con Emma e Nek, “Senza pensieri” con Loredana Bertè e J-Ax), usciva da un periodo buio tra assenza di stimoli e la perdita del nonno a causa del Covid e, prima di cantare qualcosa che in quel momento non gli apparteneva, ha preferito fermarsi.
“La mia musica e i miei video – queste le sue dichiarazioni – sono sempre frutto delle sensazioni che vivo e quindi non mi sarebbe venuto un pezzo allegro. La gente adesso ha bisogno di vibes positive. Se ci avessi provato sarebbe uscito qualcosa di finto e il pubblico se ne sarebbe accorto”. Con un invito finale che non è stato poi recepito dagli altri colleghi: “Spero che sia l’occasione per gli altri artisti di abbandonare i cliché delle canzoni estive. Siamo in una fase di stallo, c’è desiderio di festeggiare ma non c’è la festa. Spero che escano canzoni consone al momento”.
E invece via al “Reggae in spiaggia”, ai “Quando balli il tuo corpo si muove col mio” e ai “Io vado giù a ballare con gli amici miei” quando ancora non lo si poteva fare, o ai “Lasciamo la città, Tequila e Guaranà” quando alcune città erano ancora chiuse. Canzoni che non inquadravano il momento. Che potevano essere cantate in qualsiasi estate di qualsiasi anno. Che cantavano quella normalità che ormai da tempo non stiamo più vivendo.
Rovazzi invece è tornato dopo due anni e dal suo nuovo singolo “La mia felicità” – in collaborazione con Eros Ramazzotti – traspare una netta sincerità. Lui quel periodo non lo dimentica, non lo ignora, dimostra che se ne può parlare anche in una canzone spensierata.
E in questo c’è sicuramente il contributo di Colapesce e Dimartino – con i quali ha scritto il brano – bravi nel regalargli quelle “parole senza mistero, allegre ma non troppo” che cantavano nel loro ultimo successo sanremese. Perché, in un testo che punta tutto sulla semplicità, nella prima strofa c’è subito spazio per alcuni momenti che ricordano la quarantena: “Ho dormito per due anni, che ore sono non lo so” e “Ho giocato così tanto che ora sono dentro Code”. Nello special Rovazzi canta addirittura una frase decisamente pessimista, l’unica del suo repertorio (“Con gli occhiali da sole, ti nascondo il dolore”), fermandosi poi con la sua consueta ironia: “Ma che cos’è? Questa parte è troppo triste per me”.
È un testo che gioca sugli opposti. Nel primo bridge c’è l’illusione della felicità che sembrava dare la quarantena agli inizi: “Nessuno che mi cerca, canzoni nella testa, arietta bella fresca, viaggio senza gravità, mi sembra di volare”; mentre nel secondo ci si rende conto di cos’è la vera felicità: “È l’attimo fuggente, baciarsi tra la gente, l’amico deficiente, cerco la mia libertà, ho voglia di sbragare”. Con la frase chiave che è quella ripetuta più volte alla fine del ritornello: “Voglio perdermi e poi si vedrà”. Staccare finalmente la testa dai problemi che hanno vissuto tutti nell’ultimo anno e mezzo.
È una canzone estiva atipica rispetto a quelle pubblicate durante le ultime settimane non solo perché prova a raccontare qualcosa, ma anche a livello di sonorità: totale distacco dal mondo latino e raeggeton, l’ispirazione è quella funk molto cara a Calvin Harris (Rovazzi l’ha ascoltato molto nell’ultimo periodo e non ne fa mistero).
L’unica cosa a lasciare un po’ l’amaro in bocca è lo spazio lasciato a Ramazzotti: il suo è poco più che un cameo, canta solo metà ritornello e non è protagonista come Morandi in “Volare”. Ma la sensazione dopo il primo ascolto de “La mia felicità” è quella che si era già vista con Rovazzi in passato: si è aggiunto come sempre per ultimo nel campionato delle hits estive, ma anche questa volta è già pronto a spazzare via tutti.
Nick Tara