Sette anni trascorsi tra un album di inediti e il suo successore. Sette anni in cui Vasco ha rivolto il suo sguardo più verso i concerti ed è ciò che esce da “Siamo qui”, arrivato venerdì in tutti i negozi di dischi e sui digital stores: un progetto che sembra costruito apposta per essere urlato negli stadi la prossima estate.
Diversi brani sono in linea con la svolta verso l’hard-rock annunciata prima della tournée del 2014 e proseguita poi nelle annate pre-pandemia.
L’apertura con “XI comandamento” è vulcanica, gridata, provocatoria contro un’ignoranza con cui “non puoi discuterci” e “conviene arrendersi“, e la botta di energia viene confermata da “L’amore l’amore”, dove cambiano gli argomenti (si parla di libertà assoluta nell’amore facendo riferimento anche a un triangolo: “Lui è sempre nel tuo cuore, io soltanto per due ore“) ma non la trascinante spinta rock’n’roll: per struttura, produzione, tiro e ironia è la miglior proposta.
Ma è con “Tu ce l’hai con me” che si trova maggior continuità con i live degli ultimi anni: un Vasco più duro che mai, che mette le sue radici nel metal per dipingere uno spietato affresco della vita sui social, tra finzione, pressapochismo e illazioni (“Non sono quello che racconti te e devi andare a farti fottere“).
Anche le ballad più pop, come “La pioggia della domenica” – dove si gioca la carta di una scrittura più giovanile con frasi come “Perché hai deciso di azzerare tutto, la password del tuo cuore” o “Ti prendi troppo seriamente sai, è meglio se sorridi… take it easy” – e “Prendiamo il volo” – testo dai tratti quasi mistici – non rinunciano a un crescendo verso il classic rock: la prima con un ritornello dove è fondamentale la parte ritmica di Paolo Valli, la seconda con un maestoso assolo finale di chitarra a firma Stef Burns.
Simbolo di questo centrato equilibrio tra parti elettriche e più acustiche è “Un respiro in più”, con un’armonica che fa un po’ “Tango della gelosia 2.0” che s’inserisce tra percussioni, chitarre e batterie: è uno dei racconti più intimi, dove Vasco parla a sé stesso ma in realtà lo sta facendo a tutti noi, convincendoci che la vita è una sola e bisogna inseguire tutti i propri sogni e passioni.
La title-track è anche il singolo scelto per accompagnare l’uscita di questo lavoro ed è la ballad “alla Vasco” per eccellenza.
È un’indagine sulla triste condizione umana, il “siamo” che ritorna collegandosi strettamente a due canzoni-manifesto del rocker emiliano, formando quasi uno sviluppo dell’essere: 40 anni fa “Siamo solo noi” come una dichiarazione d’indipendenza dalle regole imposte, 20 anni fa con “Siamo soli” i primi segnali di resa a una società dove regnava – e regna – l’incomunicabilità e la difficoltà nell’aiutarsi reciprocamente, e oggi l’ideale chiusura con “Siamo qui” e la sorta di doppia vita che mostriamo sui social e che non coincide con la vita vera. “Siamo qui pieni di guai, a nascondere quello che sei dentro quello che hai“: è più importante ciò che abbiamo di ciò che siamo.
La ricetta per superare questi “guai”? Semplice, ritrovare sè stessi e riabbracciare i propri legami affettivi: è ciò che Vasco canta in “Ho ritrovato te”, discorso rivolto alla compagna Laura dopo la malattia che l’ha colpito dieci anni fa, responsabile di averlo chiuso caratterialmente. È l’amore che non ha paura di vivere delle difficoltà, lontano dai rapporti di coppia contemporanei raccontati in “Patto con riscatto” e paragonati a un contratto stipulato tra le due parti, che possono allontanarsi anche per colpa di quella “solo bugia” cantata in “Una canzone d’amore buttata via”, primo estratto pubblicato lo scorso gennaio e certificato con il disco di platino.
In conclusione, “Siamo qui” è un disco dove Vasco sembra aver buttato dentro tutta l’energia accumulata in questi due anni di stop forzato. È un Vasco che ha voglia di suonare, urlare, provocare, e specchio di questa spinta è il forte intento rock dato al progetto. Che non si ferma però solo alla rabbia ma ha anche una precisa anima cantautorale e si presta quindi alla riflessione: Vasco ci mostra la realtà come la vede lui, non ci vuole influenzare e non ci dice che siamo sbagliati se non la pensiamo allo stesso modo; ne fa semplicemente una fotografia. Ed è quello che deve fare il cantautore.
Nick Tar