L’aveva designato suo erede. “L’unico che salvo tra i cantautori di oggi è Cesare Cremonini, la sua musica mi intriga molto“, diceva così Lucio Dalla in una delle sue ultime interviste. Un’investitura che Cesare ha orgogliosamente raccolto tanto che alcune sue canzoni sembrano trovare una netta continuità con le storie raccontate da Lucio.
Pensate qualche anno fa a “Io e Anna”, ideale sequel di “Anna e Marco”, con i due protagonisti che, dall’originario amore idilliaco, si trovano a trent’anni a vivere una profonda crisi.
Pensate oggi al nuovo singolo “Colibrì”, arrivato mercoledì in radio e su tutti i digital stores come primo estratto del nuovo album “La ragazza del futuro”, in uscita il prossimo 25 febbraio: Cremonini parla di una ragazza simbolo di verginità e ritrovata purezza che, in un presente incerto, raggiunge una metropoli guidata dal suo volo. Non potrebbe essere la nuova “Futura”?
Lì si parlava di una giovane coppia – uno di Berlino Est, l’altro di Berlino Ovest – il cui amore veniva diviso dal Muro. Una condizione di profonda incertezza che si fermava però nel momento in cui entrambi iniziavano a pensare a un figlio (“Nascerà e non avrà paura nostro figlio […] / Si muoverà e potrà volare / Nuoterà su una stella […] / E se è una femmina si chiamerà Futura“). Futura rappresentava così l’antidoto per sconfiggere ogni paura e inquietudine.
Anche la ragazza raccontata da Cremonini vede la luce in un’attualità difficile, quella della pandemia, e il suo percorso è paragonato all’immagine del colibrì, che in molte culture rappresenta l’amore per la vita, il coraggio e la perseveranza. Nella prima strofa si canta che “anche a me cadere fa paura” ma c’è allo stesso tempo la volontà di dirigersi verso “cieli più limpidi“, fino ai “fiori bellissimi per poter essere liberi” del ritornello.
Sono quindi entrambe delle nascite che si portano con sè una grande positività; il loro volo è uno sguardo ricco di ottimismo e ritrovata serenità, è fotografia di speranza verso un futuro migliore. Cesare si affida come Lucio alla fanciullezza per vincere l’oppressione e cercare un’aria nuova, un mondo che possa aprirci quegli spazi di libertà che tanto ci sono mancati. Lo fa con un racconto che porta l’ascoltatore in un universo parallelo, ricco di immagini che gli danno prima la volontà di inseguire quel colibrì, e poi la sensazione di ritrovarsi proprio su quelle sue ali magiche.
“Colibrì” ci dice così che oggi Cremonini ha definitivamente raccolto quell’ideale passaggio di consegne di Dalla, ereditando il suo sguardo sognante e la sua scrittura fortemente immaginifica, ma anche il coraggio nel costruire forme-canzoni sempre particolari e stimolanti e la ricerca di parole che siano funzionali alla musicalità della proposta. E sì, dobbiamo ringraziarlo perché ci fa sentire meno la sua mancanza.
Nick Tara