Sanremo 2020, pagelle prima serata. Vibrazioni i migliori, male Elodie e Riki

IRENE GRANDI – FINALMENTE IO: 7
“Quando canto sto da Dio”, evidente l’impronta di Vasco che, dopo il viaggio nel jazz compiuto negli ultimi anni dall’interprete toscana, le cuce addosso un brano perfetto per il suo ritorno al pop-rock degli esordi. Trascinante. Lei carica e grintosa.

MARCO MASINI – IL CONFRONTO: 8
Un bilancio della propria vita, un confronto con sé stesso allo specchio. Masini fa Masini: potente, sincero, profondo. Garanzia.

RITA PAVONE – NIENTE (RESILIENZA 74): 4,5
Rispetto per la sua carriera, ma il brano non c’è. Scolastico, anonimo, confuso. E l’esecuzione a tratti esagerata non aiuta.

ACHILLE LAURO – ME NE FREGO: 5
Facciamo una premessa: non capiamo cosa ci sia di innovativo in un artista che fa quello che David Bowie faceva già 40 anni fa. Il travestimento carnevalesco da preservativo toglie anche attenzione a una canzone che è ciò che ti aspetti da lui: catchy, furba, radiofonica. La ascolti, la canticchi, ma poi alla fine cosa rimane? Poco.

DIODATO – FAI RUMORE: 8,5
Ballad tradizionale e malinconica basata su piano, archi e percussioni. Punta tutto sulla sensibilità e fa centro. Arriverà in alto.

LE VIBRAZIONI – DOV’È: 9
Cantano la voglia di rialzarsi dopo una caduta e di riconoscere i valori importanti della vita e sfoderano il pezzo più elegante e l’esecuzione più pulita della serata. L’idea dell’interprete della lingua dei segni sul palco è scenografica e suggestiva. Maturi.

ANASTASIO – ROSSO DI RABBIA: 7,5
Chitarrone distorte, flow esplosivo: mix tra rap, rock e punk. Anastasio parla di rabbia interiore e nei confronti della società, e nel farlo dimostra ancora una volta la penna dei grandi. Se Fabrizio De André cantasse nel 2020 lo farebbe come lui. De André 2.0.

ELODIE – ANDROMEDA: 3
Queste canzonette elettro-trap non rendono giustizia alla sua voce. Pezzo commerciale fino all’osso, creato solo per piacere alle radio e a Spotify. E lei lo canta come lo canterebbe Mahmood. Nessuna impronta personale, identità completamente cancellata. Mahmood con le tette.

BUGO E MORGAN – SINCERO: 7,5
Strizzano l’occhio ai Bluvertigo e agli anni ’80 per criticare con intelligenza l’ipocrisia della società moderna. Il brano funziona e l’intesa tra di loro è forte. Candidata ad essere uno dei tormentoni di questa edizione.

ALBERTO URSO – IL SOLE AD EST 4
La voce notevole spinge alla ricerca dell’applauso facile. Ma il brano è barocco, stantio, povero di spunti.

RIKI – LO SAPPIAMO ENTRAMBI: 3
Ha una voce sgradevole che il vocoder rende ancora più fastidiosa. Lo sapevamo.
La canzone sembra la sigla di un cartone animato di RAI Gulp. Lo sapevamo.
Senza Maria, il bel faccino e le limonate con le fans non canterebbe neanche nei circoli di quartiere. Lo sapevamo.
Sapevamo già tutto di lui. Erano proprio necessari allora questi 3 minuti di agonia?

RAPHAEL GUALAZZI – CARIOCA: 5
Cuba direttamente in Riviera. Ballabile. Senza grandi pretese. Da un musicista del suo calibro lecito aspettarsi di più.

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