Sanremo 2020, pagelle seconda serata. Gabbani è il Messi del Festival, Lamborghini offesa alla storia

PIERO PELÙ – GIGANTE: 7
Il nonno rock che canta per il suo nipotino. Energia allo stato puro. E lui è il solito animale da palcoscenico.

ELETTRA LAMBORGHINI – MUSICA (E IL RESTO SCOMPARE): 0
Pensate a quei poveri musicisti che hanno studiano anni e anni in Conservatorio e poi si sono ritrovati a dover accompagnare Elettra Lamborghini. Presenza ridicola, che offende la gloriosa storia dell’Ariston. Non sa cantare e il brano è di una bruttezza terrificante.
Senza quel cognome verrebbe schernita anche nel peggior karaoke di periferia.

ENRICO NIGIOTTI – BACIAMI ADESSO: 6,5
Gli daremmo 10 solo per aver portato quell’assolo di chitarra all’Ariston, in questi tempi in cui sembra uno strumento bandito. Il testo però è un po’ troppo spoglio e quel “baciami, baciami, baciami adesso” ricorda un po’ troppo il “credimi, credimi, credimi, credimi sempre” della sua “L’amore è”. Bel pezzo, intendiamoci, ma è purtroppo un passo indietro rispetto a “Nonno hollywood”.

LEVANTE – TIKI BOM BOM: 5
Una lettera rivolta a 4 persone: l’animale stanco, l’anima indifesa, il freak della classe e la ragazza criticata per la minigonna. Un brano costruito a tavolino per colpire, che alla fine risulta però un minestrone. E i suoi continui manierismi vocali nelle strofe tolgono attenzione al testo.

PINGUINI TATTICI NUCLEARI – RINGO STARR: 5,5
Cantano lo smarrimento di una generazione invitando a ballarci su. La quota indie divertito ormai immancabile. Ma oltre la simpatia rimane poco. Nel loro repertorio avevano cartucce migliori da giocarsi.

TOSCA – HO AMATO TUTTO: 6,5
Il Teatro-Canzone. Fuori mercato per questi tempi di leggerezza, ma lei, con un’interpretazione maestosa, ha dato una lezione a molte sue colleghe più giovani che si sentono già arrivate cantando di margarite, playe e avocadi.

FRANCESCO GABBANI – VICEVERSA: 8,5
Facciamo un paragone calcistico: Gabbani è il numero 10 di Sanremo, il fantasista. Quando conta, sai già che lui non sbaglia mai. Qui spiazza tutti: non ci sono scimmie che ballano, c’è grande poesia e profondità. Con quel fischiettio nel ritornello di cui non ci libereremo facilmente. Come Messi: prende palla, scarta tutti e segna a porta a vuota.

PAOLO JANNACCI – VOGLIO PARLARTI ADESSO: 5
Scaletta sfigata per il figlio di Enzo. Perché dopo di lui arriva Gigi D’Alessio con quel capolavoro di “Non dirgli mai”. E ti rendi conto di come questa ninna nanna pop sia onesta ma totalmente trascurabile

RANCORE – EDEN: 7
Penna affilata e testo intriso di metafore che ruotano intorno alla mela per un rap serrato, difficile. Il ritornello furbo è scelta azzeccata perché toglie pesantezza a un fiume di parole che, altrimenti, sarebbe stato troppo complicato da ascoltare.

JUNIOR CALLY – NO GRAZIE: 3
Sale sul palco dopo le polemiche delle scorse settimane. Doveva essere un pericoloso squalo, invece si è trasformato in un innocuo pesciolino rosso. Brano orecchiabile, ma colmo di cliché e frasi fatte. E qualcuno gli spieghi che non c’è nulla di originale nel riciclare la battuta su Salvini e il mojito, già vista e rivista sui social.

GIORDANA ANGI – COME MIA MADRE: 4
Voto da condividere con la sua etichetta discografica. Hai dimostrato nell’ultimo anno di essere una brava autrice, ti danno l’occasione della vita e tu la sprechi portando il tuo brano peggiore? Banale, retorica, insipida. Passerà inosservata, non essendo adatta nemmeno per le esterne dei tronisti e i lenti di Gemma Galgani

MICHELE ZARRILLO – NELL’ESTASI O NEL FANGO: 6
Up-tempo con una cassa in 4: Zarrillo che non fa Zarrillo. Ma non ne esce snaturato.

I commenti sono chiusi.

Blog su WordPress.com.

Su ↑

Crea il tuo sito web con WordPress.com
Crea il tuo sito
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: