Sanremo 2020, Amadeus e il suo “chissenefrega della musica”

“Chissenefrega della musica, ora che tutti parlano di musica, di tutti questi artisti, di tutti questi dischi”. Ve la ricordavate? Caparezza cantava così qualche anno fa. E Amadeus potrebbe utilizzarla stasera come sigla della finale di Sanremo. Sarebbe una fotografia di cos’è stato il suo Festival: un varietà dove la gara musicale è solo un inutile contorno. Un intermezzo da utilizzare tra una gag di Fiorello e l’altra, tra un’esibizione di Tiziano Ferro e quella dopo. Un break dopo il largo spazio riservato prima ad Albano e Romina e Ricchi e Poveri, e poi a Roberto Benigni.

Perché quella era la portata più importante per Amadeus: lo show. La storiella della “musica al centro” valeva solo per quella degli ospiti. E in questo minestrone gli artisti in gara sono stati solo un dettaglio. Orari di alcune esibizioni improbabili, cantanti tesi e stanchi, scalette irrispettose nei confronti del pubblico e degli artisti stessi: ieri alle 22.30 se n’era esibito solo uno, Paolo Jannacci; e l’ultimo, Marco Masini, è stato collocato addirittura alle 2.10.
E la scusa di Amadeus (“con 24 brani in gara il Festival diventa inevitabilmente più lungo”) non regge: perché mercoledì di artisti in gara ce n’erano solo 12, eppure la metà di loro a mezzanotte e mezza non aveva ancora presentato il suo brano.

E tutto questo è parte di un messaggio: una tv che pensa solo agli scopi commerciali. Ce lo dicono gli esperti di Auditel: più una trasmissione chiude tardi, più lo share si alza. E qui il trucco di tirare fino a notte fonda per far schizzare la percentuale è fin troppo lampante.
In tutto questo, ci mancava solo che Amadeus facesse carte false per portare in gara Elettra Lamborghini. Ah no, come non detto: l’ha fatto. E quindi, ce l’aveva già detto lì: chissenefrega della musica.

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