FUORI ORA: le pagelle ai nuovi singoli (1 maggio 2020)

BUGO FEAT.ERMAL META – MI MANCA
I due cantautori si incontrano per un nostalgico scambio di ricordi d’infanzia, ingenui e comuni a tutti: giocare a chi sputa più lontano, comprare le caramelle colorate, tornare a casa sporco di prato…
Arrivando a una conclusione: “Che noia esser grandi”.
A Bugo Sanremo è andato bene lo stesso, a prescindere dalla squalifica. Ma presentando questo brano avrebbe giocato per il podio. Emozionante e terribilmente incisivo.
VOTO: 9,5

CHECCO ZALONE – L’IMMUNITÀ DI GREGGE
Zalone imita Modugno per ironizzare sulla quarantena tra provocazioni e doppi sensi: veste i panni di un fidanzato che vive nell’impossibilità di poter consumare il rapporto promessogli dalla compagna per poi, nel finale, cedere agli istinti della carne e proporsi come toy-boy a un’anziana signora che vive nel suo palazzo.
Riuscita perché assolve pienamente al suo compito: strappare più di una risata.
VOTO: 7

ERMAL META – FINIRÀ BENE
“Questo non è buio sono solo gallerie”, in un momento difficile per l’Italia Ermal lancia questo inno alla speranza già eseguito sui social in una versione piano e voce. Qui l’arrangiamento assume sonorità western che, unite alla sensibilità nella scrittura, ne fanno un brano intrigante e innovativo.
VOTO: 7,5

FEDERICA CARTA – EASY
Un leggero passo avanti rispetto a “Bullshit” perché più decisa, ma anche qui risulta molto difficile pensare che possa andare oltre il target della ragazzina di 15 anni incazzata col fidanzatino. Non si vedono segni di maturità. E il ritornello urlato non fa altro che rivelare maggiormente quanto sia vocalmente anonima.
VOTO: 4

GHEMON – CHAMPAGNE
Rap serrato nelle strofe, in mezzo a riff di chitarra, batterie e archi, e un ritornello che sfocia nell’r’n’b per raccontare la felicità di aver chiuso un rapporto deleterio: Ghemon fa il suo, risultando riconoscibile e interessante.
VOTO: 7

GIANNA NANNINI – ASSENZA
Pezzo up-tempo con sonorità rockabilly, molto più vicino alla prima Nannini che all’ultima. Piglio spensierato e vivace, ma dopo diversi ascolti rischia di risultare noioso e difficilmente riuscirà a risollevare le sorti di un disco che avrebbe meritato maggior fortuna.
VOTO: 5,5

JOEY FEAT.ACHILLE LAURO – DOVRAI
In questi 2 mesi abbiamo recensito molti brani di interpreti femminili in cui abbiamo avvertito un piattume generale: scarsa cura nei testi, stessi suoni e una banalità di fondo volta solo a cercare la hit del momento.
Qui invece ci troviamo davanti una giovane cantautrice che si mette in netta contrapposizione rispetto a molte sue colleghe, criticando una società in cui è meglio non mostrare le proprie debolezze e si preferisce fare ciò che conviene rispetto a ciò che si è. E in cui il lavoro dell’artista non viene visto come un lavoro serio.
Testo quindi coraggioso, duro, dove la parolaccia non è solo un orpello ma aggiunge potenza. La produzione forte alle spalle (c’è anche Andy dei Bluvertigo) e la presenza di Achille Lauro fanno il resto.
VOTO: 9

LOREDANA ERRORE – 100 VITE
Si parla di quanto sia importante riconoscere i propri errori in una ballad tradizionale con sprazzi di elettronica, dove le strofe risultano molto più forti del ritornello.
Bello il testo e convincente l’interpretazione, perché è riuscita a smussare alcuni tratti un po’ eccessivi del passato. Ma, in alcune parti, la base ha l’eco del file MIDI.
VOTO: 6,5

WILLIE PEYOTE FEAT.SHAGGY – ALGORITMO
La scrittura sempre ispirata e piena di metafore di Willie Peyote s’incontra con le atmosfere giamaicane di Shaggy: estiva, fresca, ballabile. Senza l’ambizione di essere un capolavoro ma riuscita.
VOTO: 6

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