Perché il pop al femminile ha bisogno di Joey

Segnatevi questo nome: Giorgia Bertolani, in arte Joey. Classe ’95, esordio nel rap – brani come “Instabile” e “Non vi sopporto”, pubblicati nel 2017, hanno superato le 100.000 visualizzazioni su YouTube – per poi incontrare sulla sua strada Achille Lauro e Dj Pitch e svoltare verso il pop elettronico de “La rockstar”, brano uscito durante la scorsa estate che in breve tempo entra in rotazione sulle più importanti radio italiane e con cui si guadagna le partecipazioni al “Battiti Live”, al “Napoli Pizza Village” con RTL 102.5 e al “Deejay On Stage” di Radio Deejay.

Se “La rockstar” è un pezzo fresco, sensuale, grintoso, irriverente (“Si chiedono da dove esco, mamma ha fatto un gran lavoro”), nell’autunno successivo – stagione in cui apre tutte le date del “Rolls Royce Tour” di Achille Lauro – Joey decide invece di giocare la carta del brano conscious, intimo, malinconico, con un ritornello che sfocia nell’r’n’b.
“Non pregherò più” nasce dal dolore, da un incubo. È una dedica a una persona che non potrà mai ascoltarla (“Domani il cielo farà piovere senza chiedersi perché ed io mi aspetto in ogni goccia di trovarci te”). È quella che lei stessa definisce “la mia canzone maledetta” e fa emergere una brillante vena poetica – è lei stessa infatti a scrivere i testi di tutti i suoi pezzi – e una certa profondità.

Pochi giorni fa è arrivata “Dovrai”, che coincide con la sua firma per “Elektra Records”, storica etichetta di nomi come Eagles, AC/DC e The Doors.
Un inno contro l’inadeguatezza – in collaborazione con Achille Lauro – dalle sonorità alternative rock che la cantautrice bolzanina ha scritto pensando a com’era a 15 anni. E a ciò che è capitato a tutti di vivere a quella età.
C’è la delusione amorosa (“morire dentro un cesso sulle labbra di una troia”), la totale disillusione nei confronti della società (“pari scemo a credere ancora nel mondo”), le troppe pressioni a cui si deve sempre dare una risposta all’altezza delle aspettative (“non sia mai tu sia uno che si arrende, non sia mai tu abbia delle debolezze”), il bisogno di evadere (“quel cuore è troppo grande per restare chiuso in una stanza”), il pensiero a Dio che “se ne frega anche di me”. Qual è il messaggio finale? Che alla fine bisogna cavarsela sempre da soli, non c’è altra soluzione. La salvezza può provenire solo da sé stessi.
La vocalità di Joey si fa impetuosa nei momenti giusti per esprimere al meglio questo senso di rabbia, delusione, amarezza, mostrando una grande maturità; mentre il video – scritto e diretto da lei stessa – rispecchia tutta quella confusione adolescenziale.

Ma “Dovrai” è anche occasione per criticare un mondo in cui spesso il mestiere dell’artista viene ancora visto solo come un hobby (“trovarti un lavoro serio perché mica canti l’oro”) e in cui è più conveniente fingere che essere sè stessi (“dovrai far parlare di te per quello che conviene, non per quello che è”).
Joey è indubbiamente sè stessa, osa, è in continua evoluzione e non ha paura di non essere capita. In un’epoca in cui la maggior parte delle giovani voci femminili è concentrata sull’apparenza fine a sé stessa e insegue solo il comune obiettivo della hit facilotta, del tormentone usa e getta, lei si è messa in netta contrapposizione, proponendo un progetto che dà particolare attenzione alla cura dei testi, delle parole, del messaggio.
Il pop al femminile oggi ha più che mai bisogno di verità, di coraggio, di originalità, di penne che sanno essere allo stesso tempo irriverenti e intime, spigolose e sensibili. Il pop al femminile oggi ha più che mai bisogno di Joey.

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