Addio a Pau Dones degli Jarabe de Palo, lo struggente messaggio di Kekko dei Modà

E’ morto nella notte, all’età di 53 anni, Pau Donés, leader degli Jarabe de Palo, dopo una lunga battaglia contro il cancro. Nato in Aragona, esordisce nel 1996 con “La flaca”, album di debutto che vende milioni di copie in tutto il mondo e la cui title-track diventa la canzone dell’estate 1997. Un successo che si ripete anche negli anni seguenti, con pezzi come “Depende”, “Agua”, “Bonito”, “Mi piace come eres” e “La quiero a morir”. L’ultimo disco, “Traga o escupe”, è stato pubblicato il 26 maggio.
Un legame profondo con il nostro Paese, che l’ha portato a collaborare con diversi grandi artisti italiani: da Jovanotti a Niccolò Fabi, dai Nomadi a Francesco Renga, da Ermal Meta ai Modà.
Ed è proprio con il leader della band milanese che – oltre alle hits “Come un pittore” e “Dove è sempre sole” – ha inciso “Fumo”, il brano pubblicato nel 2017 che ora sembra a tutti gli effetti il suo testamento: “E ora che il cielo mi chiama, sii forte, non piangere, non ho paura. Abbracciami amore più forte, ti prego, conservami sulla tua pelle poi prega”.
Non solo una semplice collaborazione, ma un’amicizia fraterna che Kekko Silvestre ha voluto raccontare sui suoi social per ricordarlo.

“Oggi – si legge nel messaggio – se ne va un pezzo di cuore, un pezzo di storia della mia vita, musicale e non, che difficilmente potrò dimenticare.
Ero preparato, ormai erano settimane che lo ero. Ho vissuto questi ultimi due mesi sperando in un miracolo, ma niente.
Chi mi conosce un po’ sa che non ho molti amici, anzi ne ho davvero pochissimi, quelli giusti, quelli che come me l’amicizia la coltivano. I miei rapporti nel mondo dello spettacolo stanno quasi a zero. Se chiamo qualcuno “amico” o “fratello”, lo è per davvero. Non mi sono mai interessati i rapporti di circostanza, anche se a volte possono servire, a me non interessano, non mi servono.
Vivo una vita talmente normale, che a volte chi mi dice che sono un personaggio del mondo dello spettacolo faccio fatica a seguirlo”.

Il post prosegue raccontando la nascita e l’evoluzione del loro rapporto: “La storia di come conobbi Pau la sanno più o meno tutti, ma mi piace ricordarla ogni volta che parlo di lui. Era il 2000 ed ero in vacanza con Laura (moglie del leader dei Modà, ndr). La nostra prima vacanza. Stavamo mangiando in un piccolo ristorante a pochi passi dal mare a Palma di Maiorca. Qui si ascoltava musica spagnola e sudamericana. Passavano sempre una canzone che si chiamava Agua, di un gruppo chiamato Jarabe De Palo. Me ne innamorai. Tornai in Italia e comprai il disco. Raccontai ai miei amici di questa stupenda scoperta e tutti mi dissero che era un gruppo già famoso… Io ho sempre ascoltato poca radio, preferivo le cassette e i cd con le mie “playlist”, quindi feci anche una magra figura.
Per i successivi 12 anni portai sempre con me la musica di Pau, in tutti i miei viaggi, in ogni momento bello della mia vita. Nel 2012 successe qualcosa di straordinario. Il disco di Viva i romantici raggiunse risultati incredibili e mi chiesero di fare un ultimo singolo in duetto con un artista scelto da me. La canzone in questione era “Come un pittore” e la mia scelta, in realtà fu più un desiderio, fu Pau. Lo contattarono, accettò… arrivò in Italia con i suoi capelli lunghi e quell’allegria contagiosa… Me lo trovai davanti… Uno dei miei idoli cantava con me una mia canzone… e gli piaceva pure tantissimo… sognavo ad occhi aperti.
Fu un successo strepitoso e se posso essere sincero, fu solo grazie al suo contributo che quel brano esplose. Lo avessi fatto da solo non avrebbe percorso la stessa strada, di questo ne sono sempre più convinto. Pau dà una marcia in più a tutto quello che tocca… ti da una marcia in più anche solo toccandoti una spalla. Pau è sempre stato energia positiva purissima.
Arena di Verona, Stadio Olimpico, San Siro, un’altra collaborazione nel disco successivo andata anche lei benissimo. Le nostre vite viaggiavano parallele anche se a distanza. Pochi messaggi (ha scaricato whatsapp solo nell’ultimo anno, prima solo sms), erano più le telefonate, ma sempre in contatto e sempre vicini.
Una volta venne in Italia e lo portai a mangiare in un’osteria… Da quel giorno ogni volta che veniva nel nostro paese, voleva andare a mangiare lì. Anche se aveva da fare in centro a Milano o a Bologna o a Torino, lui voleva venire a mangiare in quell’osteria di campagna in cui si sentiva a casa”.

“Un uomo – continua la struggente lettera – semplice, che viveva in un piccolo paesino sui Pirenei, 20 abitanti circa. Quando gli chiedevo che cosa ci trovasse di così bello in quel posto rispondeva: l’uovo della gallina, la capretta e la mucca che mi guardano mentre faccio colazione e l’aria. Qui nessuno mi disturba.
Durante quest’ultimo periodo, quando ha deciso di tornare a casa dall’ospedale per godersi gli ultimi giorni, una volta arrivato mi ha mandato una foto. C’era una piccola cascata in mezzo alle montagne e degli alberi intorno. Mi scrisse “qui ho tutto quello che mi serve: la famiglia, la mia casa e la montagna: è ancora presto per partire fratello, voglio stare ancora un po’ con qui con loro”.
Vorrei parlare di Pau al mondo intero, potrei starci ore… Come di quella volta nel camerino di San Siro nel 2014, io lui e mia nonna. Lei sorda, lui che le parlava in spagnolo e lei che mi chiedeva che cazzo volesse quel ragazzo con la barba. Io impazzivo perché dovevo andare sul palco e cercavo la concentrazione, mentre nel camerino succedeva la qualunque… Avevamo così tante cose da fare insieme.
Di una cosa sono certo, avrà suonato fino al suo ultimo respiro. L’unica cosa di cui non poteva fare a meno era la musica. Una sera a casa mia gli dissi: “Credo che mi ritirerò, non so se è giusto, ma non mi piace questa vita in cui sto spesso lontano da casa. Non vedere mia figlia crescere mi fa andare fuori di testa”.
A volte penso che quella frase lo abbia colpito e lo abbia fatto pensare.
Un anno dopo a Barcellona stavamo cenando e mi disse : “Mi ritiro, vado a vivere a Los Angeles per stare con mia figlia Sara, basta musica. Ho perso troppo di lei in questa vita, voglio godermela”. Sapevo che era una scelta forzata, lui e la musica andavano di pari passo, ma probabilmente tutto il tempo passato in giro per il mondo ne aveva tolto troppo a sua figlia.
Inizialmente non ci credevo… e invece era vero”.
Un ritiro annunciato nel 2018 e interrotto solo due mesi fa: “È tornato alla musica solo quando ha saputo che ci avrebbe lasciato, e voleva farlo lasciandoci in eredità ancora un po’ della sua arte. E l’ha fatto fino alla fine anche allo stremo delle forze. Una settimana fa era sul set di un secondo video. Si faceva fare le iniezioni pur di stare sul set a lavorare… io non ci potevo credere… una forza fuori dal comune”.

La chiusura mostra tutta la sofferenza vissuta in questo momento per questa grave perdita: “Avrei voluto tanto poter prendere un aereo per starti vicino, ma questo maledetto periodo me lo ha impedito. Non so se questo vuoto passerà mai. Forse non voglio nemmeno riempirlo con qualcos’altro. So solo che mi mancherai per davvero e io parlerò sempre di te come di un amico e di un uomo meraviglioso. La musica oggi ha perso tanto, ma il mondo ancora di più”.

I commenti sono chiusi.

Blog su WordPress.com.

Su ↑

Crea il tuo sito web con WordPress.com
Crea il tuo sito
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: