Testa o croce, fate voi: i Modà vincono comunque e tengono in vita la tradizione melodica

“Oggi d’estate fanno tutti canzoni caraibiche, raeggeton… Muovono tutti il culo e nessuno limona più. Noi vi faremo limonare”, è così che Kekko Silvestre, in un raduno con i fans nella sua Cassina de’ Pecchi, presentava “Quel sorriso in volto”, singolo uscito proprio un anno fa in anteprima su Radio 105 e che anticipava l’uscita di “Testa o croce”, settimo album di inediti dei Modà.
Il ritorno dopo tre anni di pausa con una storia vera – quella di due innamorati residenti in una clinica psichiatrica e che venivano derisi perché tutti i giorni uscivano vestiti da sposi – e fedele al loro stile, senza pescare nelle più convenienti tendenze attuali. Una ballad romantica nella stagione di margarite, playe, capoeire e mambi. Quasi una sfida: la tradizione melodica italiana può avere ancora il suo spazio in mezzo a tanto raeggeton?

Una canzone fuori dal tempo così come tutto l’album. E oggi è un merito.
Perché “Testa o croce” è un disco sincero, onesto, in linea con il loro trascorso. Non c’è la collaborazione con il rapper di turno per elemosinare un buon piazzamento in una playlist Spotify, non c’è la canzone costruita a tavolino per diventare un tormentone, non ci sono campionatori o macchine elettroniche. È un disco suonato, tutt’altro che furbo, con 3 anni di lavoro alle spalle perché “io sono un cantautore per passione e non per professione, per scrivere devo vivere”, diceva così il leader della band milanese in diverse interviste.
Anche questa un’eccezione in un’epoca di artisti costretti a pubblicare un nuovo singolo ogni 3 mesi. L’estremo, e ai limiti del grottesco, bisogno di rivendicare la propria esistenza, la paura di essere dimenticati che si avverte nel prodotto finale: un’appiattimento generale e una quasi totale mancanza di coraggio nel provare a rompere gli schemi in cima alle classifiche.

“Testa o croce” è un disco nato senza questo tipo di paure e senza ansie da classifiche. Il sound è quello da sempre caro ai Modà: batterie, chitarre acustiche e elettriche, pianoforti, archi e violini. Mentre si avverte un’ancora più forte cura nei testi rispetto al passato. Sono testi intimi, autentici, che raccontano, senza mai cadere nella banalità, l’uomo e ciò che vive. Un disco di storie vere e di vita quotidiana.
Se il primo estratto raccontava l’amore nato in una clinica psichiatrica, il secondo – “Quelli come me” – è nato durante una conversazione con degli sconosciuti in un bar e affronta la tematica della solitudine. La title-track è invece una dedica all’amico Cash – protagonista anche del romanzo che il leader della band milanese ha pubblicato nel 2018 e diventato bestseller – e racconta – esplorando, nella prima strofa, le sonorità folk – quel momento della vita in cui puoi lanciare una monetina o seguire il cuore per scegliere la strada da percorrere, mentre “Guarda le luci di questa città” è un’intensa lettera a Milano e strizza l’occhio al cantautorato del passato.
L’amore viene raccontato in tutte le sue sfaccettature: c’è quello per la moglie in “Puoi leggerlo solo di sera” e quello per la figlia in “La fata”; c’è lo sciupafemmine di “Non te la prendere” ma anche la genuinità di una storia nata in una sala da ballo (“Love in the 50’s”) e la nostalgia per una storia finita nella enfatica “Non respiro”; c’è l’uomo tradito che, invece di provare rabbia per la ex compagna, le promette di continuare ad amarla anche da lontano (“Voglio solo il tuo sorriso”) e il tradimento visto come necessità, perché l’amante è troppo irresistibile per rinunciarci, nella carica erotica di “Per una notte insieme”.
In “Una vita non mi basta” c’è poi un’invettiva contro i cellulari, complici di aver danneggiato i rapporti umani: “Parcheggiate tutti quanti quei telefoni per la gioia di sentirvi un po’ più liberi”.
La musica fatta per analizzare tutti i risvolti dell’animo umano e utilizzata come veicolo di messaggi utili a migliorarsi.

Erano attesi al varco i Modà. “Testa o croce” è il primo disco a uscire dopo la fine del rapporto con Ultrasuoni – l’etichetta di proprietà di RTL, Radio Italia e RDS che ha contribuito a portarli nel firmamento della musica italiana dopo una lunga gavetta – e che quindi non ha goduto del supporto dei tre più importanti network radiofonici italiani.
“Riusciranno a sopravvivere senza le radio?”, “Il loro stile dopo questi 4 anni di grandi cambiamenti è ancora attuale o superato?”. Questo ci si chiedeva nell’ambiente musicale, perché erano loro, l’unica band italiana ad aver ottenuto un disco di diamante, a dover dimostrare se la grande tradizione melodica italiana è ancora viva.
La risposta ce la dicono i numeri: 365 giorni dopo “Quel sorriso in volto” ha più di 11 milioni di visualizzazioni su YouTube, mentre l’album è rimasto per 5 settimane consecutive nella Top10 degli album più venduti in Italia, ottenendo il disco d’oro senza ricorrere a un instore tour. Numeri che sono sì inferiori rispetto al passato, ma che sono quasi impossibili da raggiungere oggi per chi propone il loro genere.
Conferma di forza anche sul capitolo live, con diversi raddoppi in tutta Italia e tre date al Forum di Assago (la prima, sold-out, nello scorso dicembre e le successive, inizialmente programmate a marzo, rinviate al prossimo inverno a causa dell’emergenza sanitaria).
Ma è emblematica la situazione sulla piattaforma a cui trap e raeggeton devono la loro fortuna: Spotify, con l’intero progetto capace di superare i 17 milioni di streams nonostante l’assenza dalle playlist con più ascoltatori della piattaforma, come “Hot Hits Italia” o “Italia in alta rotazione”. Ebbene sì, il pop è ancora vivo. I Modà sono ancora vivi. Ma, a prescindere dai numeri, sono vivi perché hanno scelto di rimanere loro stessi, di confermare la loro cifra stilistica.
In un’epoca di canzoni tutte simili tra loro, non vince infatti chi arriva primo. Vince chi ha coraggio, vince chi non scende a compromessi, vince chi propone qualcosa di diverso. Perché tra 30 anni non rimarranno i copia-incolla, ma rimarranno “La notte”, “Sono già solo”, “Come un pittore”, “Non è mai abbastanza”, “Gioia”…

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