Il Power Hits Estate di RTL 102.5 è un Festivalbar a cui manca il coraggio

Si è chiuso con la vittoria di “Karaoke” dei Boomdabash e Alessandra Amoroso il “Power Hits Estate 2020” di RTL 102.5. Una vittoria prevedibile – il brano è stato per 8 settimane consecutive il più trasmesso in radio, con la coppia che aveva già vinto l’anno scorso con “Mambo salentino” e la band pugliese che mette così a segno la terza affermazione consecutiva (nel 2018 trionfarono con “Non ti dico no” insieme a Loredana Bertè) – come lo è l’intera manifestazione.
Perché “Power Hits Estate” è emblema di una musica che oggi è per pochi: stessi artisti, stessi autori, stessi produttori, stessi escamotage.
20 volti erano presenti anche l’anno scorso, Federica Abbate è autrice della canzone vincitrice ma anche di “Mediterranea”, “A un passo dalla luna”, “Ciclone” e “La isla”. Queste ultime due scritte insieme a Davide Petrella che firma “Guaranà”, “Una voglia assurda”, “Dorado” e “Defuera”, il pezzo di Dardust che è a sua volta produttore di “Guaranà” e “Dorado”. Mentre Takagi & Ketra, oltre alla loro “Ciclone”, sono dietro anche a “Karaoke”, “A un passo dalla luna”, “La isla” e “Una voglia assurda”.
Scarsissima varietà. Successi costruiti a tavolino da una ristretta élite che muove le file dell’alta classifica.

E quindi, l’obiettivo manifestato di dare vita a un nuovo Festivalbar è decisamente lontano. Perché il Festivalbar aveva il coraggio della scommessa, di dettare le mode, di lanciare nuovi artisti: solo nelle ultime 12 edizioni, dal 1996 al 2007, sono esplosi definitivamente su quel palco nomi come Alex Britti, Tiziano Ferro, Le Vibrazioni, Articolo 31, Luca Dirisio, Negramaro, Zero Assoluto e i Lunapop di Cesare Cremonini.
Era una manifestazione che i tormentoni spesso li creava, e non di rado erano delle sorprese perché veniva assicurata un’adeguata promozione anche ai volti emergenti che vedevano così i loro brani memorizzati dal pubblico quanto quelli dei big della musica.
In “Power Hits Estate” occasioni di questo tipo non se ne sono viste, pur essendoci quest’anno molte proposte che una vetrina di tale importanza l’avrebbero meritata: pensiamo all’indie-pop di Comete o al reggae (quello vero) dei Chili Giaguaro, al pop malinconico di Emanuele Aloia, al rap cantautorale di Mr.Rain o alle penne accattivanti e irriverenti di due giovani cantautrici come Joey e Margherita Vicario.
Tutte proposte che non somigliano a nessun’altra di quelle che ci sono state presentate ieri.

Eppure in un comunicato del maggio 2018 Lorenzo Suraci, presidente di RTL 102.5 ma anche dell’etichetta discografica Baraonda, parlava della sua missione di “amplificare il talento altrui valorizzando, anche attraverso il mezzo radiofonico, giovani artisti e giovani band” e annunciava investimenti “sul successo indiscusso di Bianca Atzei e sulla nuova sfida professionale dei Dear Jack”. La prima, dopo gli ottimi consensi ricevuti a Sanremo nel 2017, è stata invece vittima di una pessima gestione discografica, tra spazi vertiginosamente ridotti, un album continuamente rinviato e singoli estemporanei pubblicati senza un’apparente strategia promozionale; mentre i secondi, dopo quella “Caramelle” in coppia con Pierdavide Carone che ha parecchio funzionato, hanno visto il loro progetto misteriosamente accantonato.
Segnali di distacco da quella missione, di abbandono di un’idea di scouting per dare spazio solo a ciò che è tendenza e che non ha bisogno di valorizzazione: perché i giovani presenti ieri hanno già tutti il favore delle playlist editoriali di Spotify. E della radio ne esce così un’immagine che copia ciò che funziona sulla piattaforma svedese, infarcendolo qua e là con qualche big con una lunga carriera alle spalle, necessario per non rischiare di perdere il pubblico adulto, zoccolo duro degli ascoltatori.

Sono quindi sempre più lontani i tempi in cui la stessa RTL prendeva Ermal Meta e lo metteva ad alta rotazione – rara per un terzo classificato a “Sanremo Giovani” – per tutta l’estate 2016 con “A parte te”, terzo estratto dal suo album di debutto “Umano”, contribuendo a portarlo nell’olimpo della musica italiana.
Meta che poi, dopo poco tempo, è stato completamente rimosso dalla rotazione, dando ancora maggior forza a questa logica superficiale, usa e getta e che nutre solo di illusioni: scommettere ma solo fino a un certo punto, perché quando esce una moda più forte l’artista su cui si era scommesso precedentemente viene sostituito senza pietà.

E così ieri abbiamo assistito a una riproposizione passiva e pigra di una playlist Spotify, dove sai già a maggio quali saranno gli artisti che potranno godere delle stimmate del successo.
Zero azzardi, ma un’assenza rumorosa: quella di Shade con la sua “Autostop”, disco di platino e 17 milioni di visualizzazioni su YouTube.
E qui uno dice: <<Non è entrato in Top50 su Earone, conditio sine qua non per partecipare alla gara>>. Esatta osservazione, ma sapete come funziona la classifica di Earone? In breve, ogni singolo passaggio radiofonico determina un punteggio ponderato al numero di ascoltatori dell’emittente, alla fascia oraria e al giorno della settimana.
Esempio: se un passaggio alle 15 su RTL 102.5 vale 1000 punti, uno alle 2 di notte ne vale 10. Se un passaggio alle 15 su RTL 102.5 vale 1000 punti, alla stessa ora su una radio locale ne vale 50.
Ed è già capitato in passato che la sola alta rotazione su quella che è la radio più ascoltata in Italia, con quasi 2 milioni di distacco sulla seconda, garantisse un posizionamento nella Top 50 di Earone, e quindi un ingresso in gara al “Power Hits Estate”. Riconoscimento che Shade, alla quarta hit estiva consecutiva, avrebbe sicuramente meritato.

Una playlist Spotify che ci è stata anche proposta fedelmente, perché gli artisti che dicevano di non veder l’ora di tornare a cantare sul palco e di far ripartire la musica hanno invece fatto nient’altro che una sfilata in playback: per la prima performance cantata e suonata completamente dal vivo abbiamo dovuto aspettare addirittura le 23.30 con “La mia storia tra le dita” di Gianluca Grignani, eseguita solo chitarra e voce in quella che è stata tra le pochissime esibizioni adatte al contesto intimo di un’Arena deserta.
Avrebbero dovuto mangiarsi tutti il palco, hanno invece rappresentato perfettamente cos’è oggi la musica italiana d’alta classifica: solo una grande e patetica finzione.
E allora imparate a farvi le vostre playlist, scegliete voi gli artisti e le canzoni della vostra vita. Non aspettate che ve li dicano le classifiche o che diventino una moda per passare su RTL.
Il pubblico non può essersi totalmente disabituato all’improvviso del bello, semplicemente al bello non viene data più grande risonanza.
Dategliela voi allora, ribellatevi, siate curiosi, smettete di subire le scelte dirigenziali. Altrimenti verrà il giorno in cui RTL farà un evento all’Arena di Verona e gli unici volti nuovi che vedrete saranno Bobo Vieri, Nicola Ventola e Lele Adani, ex calciatori prestati occasionalmente alla musica che fanno rimpiangere persino Emanuele Filiberto a Sanremo. E a voi andrà bene.
Ah no, quel giorno è già arrivato.

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