FUORI ORA: le pagelle ai nuovi singoli (18 settembre 2020)

ACHILLE LAURO – MALEDUCATA
Dopo il twist primi anni ’60 e le incursioni nella dance anni ’90, torna alle atmosfere del suo album “1969” con questo brano glam rock dalla forte carica erotica. Un Lauro sfrontato, sensuale e provocante che continua a stare un po’ dappertutto, dimostrando che qualsiasi vestito ben gli calza.
VOTO: 7

CESARE CREMONINI – CIAO
Dire addio a qualcuno che ci ha fatto male in una ballad dal testo minimale dove emerge l’attenta ricerca sonora tipica di Cesare, tra beat, tastiere, archi e le distorsioni elettronichebdel ritornello. Suona internazionale.
VOTO: 7

FEDERICA CARTA FEAT.RANDOM – MOROSITAS
Una Elodie 2.0: dalle ballad piano e voce all’ingresso nelle grazie di “Island Records” che la porta verso collaborazioni furbette e acchiappa streaming per sfondare a tutti i costi. La discografia del Pesce (nessun doppio senso, è il suo discografico): “volevi solo soldi, soldi, soldi…”.
D’interessante ci sono le atmosfere anni ’60 della prima strofa, scandite dai suoni di tromba. Il risultato finale è però un mix mal riuscito tra il solito testo adolescenziale infarcito di banalità, la prima Nina Zilli e la sigla di un cartone animato.
VOTO: 4

FULMINACCI – CANGURO
L’indie che non è ancora diventato pop, e difficilmente lo diventerà: scrittura fuori dagli schemi, tanti cambi di registro e ritornello che ricorda le atmosfere di Billie Eilish. Originale.
VOTO: 7,5

LEVANTE FEAT.ALTARBOY – VERTIGINE
Indossa un vestito mai provato finora, quello dell’elettronica anni ’80, per cantare il superamento delle prime ferite adolescenziali con un po’ di sana incoscienza. Testi e produzioni sempre interessanti, il problema è il solito abuso di manierismi vocali. O li ami, o li odi.
VOTO: 6

RAIGE – CARTAGINE
Ha trovato la sua dimensione musicale in questo pop autorale, con ancora qualche influenza rap degli esordi, che esalta la sua scrittura viscerale e introspettiva. E questo brano ne è la conferma, tra strofe intime e un ritornello cantato in cui la sua voce sporca funge da variazione. Consapevole e maturo.
VOTO: 7

RENATO ZERO – L’ANGELO FERITO
L’angelo a cui sono sparite le ali è sinonimo della nostra attuale condizione – ben espressa da quel “Affanculo pandemia” – e della speranza di uscirne (“Ritroverò il coraggio, la luce dentro me”). Abbandona finalmente i panni del vate indossati nelle ultime produzioni e torna il Renato grintoso, energico e “arrabbiato”.
VOTO: 7

ROBIN – LA DIREZIONE DELL’AMORE
L’importanza di amare sé stessi in un brano dal gusto melodico tradizionale con qualche sfumatura elettronica. Parte un po’ in sordina ma emerge in un ritornello corposo e intelligente, e uno special rappato a cambiare il registro.
La stoffa c’è.
VOTO: 6,5

SAMUELE BERSANI – HARAKIRI
Mancava da tanti anni, Samuele. Si dice che più cresce l’attesa più crescono le aspettative, e talvolta si rischia di deluderle. Non è questo il caso.
Perché in “Harakiri” viene raccontata con classe e fantasia la quotidianità di un uomo che dal buio riesce a risalire (“Sembrava una lucciola in mezzo a un blackout”) lasciando il finale a immaginazione dell’ascoltatore. E al testo, complesso e di grande poesia, viene affiancata una melodia genuina e delicata. Un film di 3 minuti e 17.
VOTO: 10

SIERRA – ALLA FINE TI PASSA
Una frase di conforto per spazzare via le zavorre della mente e ripartire più consapevoli: continuano sulla strada “conscious rap” ma qui appaiono sbiaditi e difficilmente riusciranno a ripetere il successo di “Enfasi”.
VOTO: 5,5

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