I Modà e l’infanzia raccontata come un “Chicco biondo”

Le favole non esistono più. Principi e principesse sono stati sostituiti da trapper e influencer. I bambini preferiscono il balletto su TikTok a un libro. Sanno chi è Elisa Maino ma non conoscono Cenerentola: tanta materialità e pochissimo spazio alla fantasia.
Fermiamoci. L’articolo sta diventando troppo triste e desolante. Ripartiamo.
Oggi è uscito il nuovo singolo dei Modà e ci insegna che le favole esistono ancora.

Perché “Chicco biondo” – questo il titolo – racconta l’infanzia in un modo favolistico, immaginifico. Dalla nascita vista come “grano che ha bisogno di sudore e di passione per potere splendere” alla curiosità tipica dei bambini nei loro primi anni di vita (“Di che forma è l’universo, tu mi chiedi sorridendo”), fino al primo amore tra sogni e sofferenze (“Io invece piango perché leggeri già stiamo volando”).
È un’infanzia che forse oggi non esiste più. Che vuole mantenere uno sguardo sempre sognante, conservare l’innocenza in una società crudele e difficilmente comprensibile, e che non ha alcuna fretta di crescere: “Piccola e impotente, chicco biondo osserva il mondo tra milioni di perché”.

Kekko Silvestre è genitore di una bambina di 8 anni – Gioia – e questo brano è dolce fotografia di un amore incondizionato (“Non ho bisogno niente tranne di poterti amare forte”) capace con la sua forza di superare qualsiasi difficoltà (“Quando stiamo insieme non esiste alcun dolore”). Ma anche dell’importanza del ruolo di padre che è sudore e passione necessaria per far crescere il “grano”, ovvero la figlia. Una figlia che vuole proteggere, non nascondendo la paura di vederla formarsi in un mondo che troppo spesso rinuncia alla pace.

“Chicco biondo” è un brano coraggioso perché totalmente fuori da ogni logica commerciale attuale: al posto di macchine e sintetizzatori ci sono archi e chitarra acustica per un arrangiamento che punta tutto su classe e gusto, al posto di voci distorte e vocoder c’è spazio per una grande dinamica vocale.
È un lavoro dolce, raffinato, che sostituisce l’effimero delle produzioni di oggi con un piglio poetico che conferma il leader della band milanese abile come pochi nel raccontare ogni aspetto della vita.
Dopo una prima fase della sua carriera contraddistinta dalla voglia di affermarsi e una seconda – quella di stadi e dischi di diamante – che, come detto da lui stesso, lo stava facendo diventare “un cantautore per professione e non per passione”, Kekko ha dato inizio alla sua terza vita. Una vita più libera, lontana dalle radio ma vicina ai cantastorie principi della canzone italiana.

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